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21 agosto 2025

Supplica alla Regina del SS. Rosario di Pompei

SUPPLICA ALLA REGINA DEL SS. ROSARIO DI POMPEI

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo.
Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore.
Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.
AVE MARIA

È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore. Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo.
Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
AVE MARIA

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.
Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.
AVE MARIA

Chiediamo la benedizione a Maria

Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo.
Amen.
SALVE REGINA

 

Giuramento di S. Alfonso

Giuramento di S. Alfonso, pronunciato dal Santo in occasione della sua laurea come era abitudine nelle università del regno:
Io, Alfonso Maria de Liguori, umilissimo servitore di Maria sempre Vergine Madre di Dio, prostrato ai piedi della Divina Maestà in presenza dell’ineffabile Trinità dell’unico Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, prendendo a testimoni tutti gli abitanti della Gerusalemme celeste, credo fedelmente con lo spirito, abbraccio veramente col cuore e proclamo fermamente con la bocca che tu, Madre di Dio sempre Vergine, tu sei stata oggetto da parte dell’onnipotente Iddio di un privilegio assolutamente unico: sei stata interamente preservata da ogni macchia di peccato originale, fin dal primo istante della tua concezione, cioè dal momento dell’unione del tuo corpo con la tua anima. In pubblico e in privato, fino all’ultimo respiro della mia vita, insegnerò questa dottrina e mi l impegnerò con tutte le mie forze affinché tutti gli altri la ritengano e l’insegnino. Così attesto, così prometto, così giuro e che Dio mi aiuti e questi santi Vangeli ”.
Dopo anni rinnoverà il suo giuramento nella Devozione alla Vergine Immacolata:
Ah mia immacolata Signora, io mi rallegro con voi di vedervi arricchita di tanta purità. Ringrazio e propongo di sempre ringraziare il comun Creatore, per avervi preservata da ogni macchia di colpa, com’io tengo per certo, e per difender questo vostro sì grande e singolar privilegio della vostra immacolata Concezione, son pronto e giuro di dar, se bisogna, anche la mia vita"

Il Culto di S. Anna a Taranto

Il Culto di S. Anna fu portato nella città bimare verso la metà del XIX secolo quando trasferitosi da Martina Franca a Taranto giunse Donato Solito, devoto della Santa che cominciò ad accendere una lampada votiva di fronte al quadro che si trovava nella Chiesa di S. Anna in Civitanova.
Questa era una chiesetta alle dipendenze dal Capitolo Metropolitano, donata allo stesso capitolo dall'Arcivescovo Gualterio III nel lontano 1298, quando era denominata “San Nicola in Civitanova”. La Chiesa mantenne questa denominazione fino al 1784, successivamente cambiò il nome in Chiesa di S. Anna in Civitanova e così viene menzionata nella Visita Pastorale del 1856 effettuata da Mons. Rotondo.
In questa circostanza viene menzionata la Statua di S. Anna, vestita in una nicchia e le statue di S. Omobono e della Madonna del riparo.
La statua di S. Omobono era in legno e di fattura veneziana, proveniva dalla Chiesa di S. Nicola alla piazza che esisteva dietro l'orologio pubblico, chiusa nel 1886 per il crollo del tetto e trasformata in casa privata.
La statua della Madonna del Riparo, proveniente dalla medesima Chiesa, era con il vestito e rappresentava Maria che con il Suo manto dona riparo e protezione ad una Santa Bambina.
Veniva portata in Processione insieme a S. Omobono in una delle domeniche di agosto.
In seguito, fu trasferita nella Chiesa della SS. Trinità e, alla chiusura di questa custodita da una famiglia privata per anni, quando riapparve a Massafra nella Chiesa dei Ss. Medici.
Nel frattempo, la devozione alla Santa Madre della Vergine Maria crebbe, grazie all'opera di Vito Solito, figlio di Donato, che si adoperò per la costruzione della nuova Statua della Santa che, grazie al contributo delle offerte dei fedeli, fu completata nel 1914 in legno dallo scultore Saverio Oliva.
In seguito, su iniziativa dei fedeli, vennero sostituite le mani e la testa con altre commissionate a Napoli perchè quelle vecchie non erano considerate degne.
Era tempo ormai che i festeggiamenti si solennizzassero e sulla fine del secolo cominciò ad effettuarsi la processione per le vie della città nella giornata del 26 luglio, giorno in cui accorrono i fedeli per sciogliere i propri voti.
Spettò al figlio di Vito, il Canonico del Capitolo Metropolitano Mons. Francesco Solito, in continuità con l'opera del padre e del nonno, perseverare alla divulgazione del culto; infatti, sotto la sua cura sorse la Pia Associazione delle Figlie di S. Anna, con decreto di Mons. Cecchini datata 29-11-1904, che per volere della Superiora Generale del benemerito Istituto e con l'approvazione della Curia mutò il nome di Pia Associazione delle Ancelle di S. Anna.
La Chiesa, ormai fatiscente fu demolita nel 1913 e ricostruita fino al 25 marzo 1915 quando fu riaperta al culto.
Sull'altare vengono create tre nicchie in cui trovano collocazione la Statua di S. Anna, di S. Omobono e di S. Gioacchino, fatta costruire per l'occasione dal cartapestaio leccese Sacquegna.
Sulla volta un grande quadro con S. Anna in gloria.
Da anni la Chiesa vede le preghiere delle mamme tarantine e delle donne in attesa che si abbandonano fiduciosi all’intercessione della Santa. Durante i festeggiamenti viene distribuito un abitino che le gestanti indossano come segno di devozione.
Con l'avvento del dinamico Parroco di S. Domenico d. Angelo Mele, la cura della Chiesa passa alla Parrocchia di San Domenico che ne perpetua la solennità della festa con la Processione e con la benedizione delle mamme e dei bambini.
Divenuta rettoria la Chiesa di San Domenico nel 2000, l’organizzazione della Processione passa alla Confraternita del Nome di Dio che ha sede nella stessa Chiesa di San Domenico.
La Chiesa è stata interessata da due interventi di restauro nel 2006 e nel 2025, anno in cui fu donata una nuova veste alla statua di S. Anna e che ha visto per la prima volta uscire in Processione anche la statua di S. Gioacchino.

 

 

 

19 agosto 2025

La statua di Santa Maria di Nazareth

“Maria di Nazareth”, titolare della basilica dell'annunciazione di Nazareth, è una deliziosa immagine della vergine, opera dello scultore Gregor Mussner.


La statua
La statua raffigura Maria che esce dalla sua casa dopo l’Annunciazione, in attesa, mentre scende in fretta i gradini per portarsi in aiuto della cugina Elisabetta (Luca 1,39). E’ tanta la sua gioia che quasi accenna un passo di danza, quasi sembra intonare il canto del Magnificat. “Diventa lei stessa annunciatrice e prima evangelizzatrice” 

Il suo vestito indica tutta la sua regalità. Regina del mare: nel colore verde smeraldo della veste. 

Regina della terra: nel colore marroncino della sua mantellina intorno alla vita.

Regina del cielo: nel colore bianco azzurro del mantello e del velo.

Sul capo un diadema in cui brillano, intrecciate tra i capelli, dodici stelle

La mano sinistra rivolta verso il suo seno, per indicare che Gesù è in lei, e lei ci dona Gesù; La destra la offre, per dire: «cammina insieme con me».


La storia

La "Peregrinatio Mariae" Mondiale è stata una intuizione profetica di un frate cappuccino delle Marche, Padre Giovanni Maria Leonardi.

Dopo aver pregato lo Spirito Santo e aver chiesto alla Madonna di poterla meglio servire, scrisse una lettera - datata l'8 dicembre 1995 - al Santo Padre Giovanni Paolo II, perché, come preparazione mariana al grande Giubileo del 2000, si potesse svolgere una “Peregrinatio” della Madonna attraverso le nazioni cristiane.

In attesa di un coinvolgimento ad alto livello, furono sensibilizzati vari gruppi ecclesiali, in particolare il Rinnovamento nello Spirito Santo.

Il 26 settembre 1997, a Gerusalemme, il Rev.mo Padre Custode di Terra Santa, P. Giuseppe Nazzaro, dava il suo pieno assenso all'iniziativa e incaricava lo stesso P. Giovanni Maria, perché procedesse nel porre in atto la “Peregrinatio”.

In conseguenza nasceva il gemellaggio con il Santuario della S. Casa di Loreto insieme alla partecipazione dei Padri Cappuccini delle Marche.

In virtù di tutto ciò si diede l'incarico all'artista Gregor Mussner di Ortisei di realizzare una statua della Madonna seguendo precise indicazioni.

La “Peregrinatio” iniziò l'8 marzo 1998 dalla Basilica dell'Annunciazione a Nazareth, e raggiunse subito dopo Loreto, per la Solennità dell'Annunciazione (25 marzo). Poi, il 15 aprile, “Maria di Nazareth” veniva incoronata da Sua Santità Giovanni Paolo II. in Piazza San Pietro.

Da quel momento, fino al Natale 1999, quando è ritornata a Betlemme,“Maria di Nazareth” è passata con la sua “Peregrinatio” attraverso 35 nazioni, incontrando folle innumerevoli di suoi figli in ogni parte della terra e accogliendoli nel suo Cuore Immacolato con la desiderata consacrazione.


Caratteristiche:

  • altezza della scultura: cm 165
  • peso ca. 65 kg
  • materiale: legno di tiglio
  • colorazione: colori ad olio
  • stellario: cesellato in argento con stelle formate da circogne e brillanti
  • Autore GREGOR MUSSNER, Ortisei
  • anno di realizzazione 1998


La Madonna della Pace a Taranto


La Confraternita di S. Maria della Pace fu eretta nel 1673 nella Chiesa di S. Andrea, che si trovava in via Garibaldi, donatale dal Capitolo metropolitano, che in seguito venne ampliata e denominata della “Madonna della Pace”.

Nella Chiesa venivano organizzati ogni anno la festa della Madonna della Pace l’ultima domenica di agosto e quella di S. Andrea il 30 novembre, occasione in cui venivano eletti gli officiali della Confraternita.

La Confraternita ebbe il Regio Assenso alle regole da Ferdinando IV il 14/7/1777, ebbe il riconoscimento civile l’11/3/1937.

Fu il re Ferdinando II a far dono alla Confraternita dalla statua della Madonna della Pace, una bellissima immagine lignea della Vergine Maria con in braccio Gesù bambino e in mano un ramoscello di ulivo.

La Vergine indossa una veste bianca riccamente ricamata in oro ed un manto azzurro anch’esso ricamato. Sul capo della Madonna e del bambino ci sono due corone stile imperiale.

Attualmente abito di rito dei Confratelli è composto da camice e cappuccio bianchi e mozzetta celeste con bordatura rossa e cingolo rosso. In origine la mozzetta era di seta turchina con cappello bianco.

Nel I secolo, all’altezza della discesa Vasto sul lido di Mar piccolo gli storici collocano il Tempio di S. Maria della Pace, di stile ellenico.

Di questo tempio si persero le tracce nella storia finchè nel 1376 il Merodio ci dice che un nobile tarantino, Giannuzzo Taurisano lascia un legato in favore della miracolosa immagine di S. Maria della Pace.

Questo tempio fu la prima sede dei Carmelitani a Taranto, arrivati nel 1496, che costruirono un convento accanto alla Chiesa, noto con il nome di “monacelle”.

Nel XVI secolo si cominciò a demolire la Chiesa per permettere la costruzione del “Torrione del fosso”, una fortificazione del castello Aragonese eretta contro la minaccia dei Turchi.

Nel 1577 il Torrione del fosso fu ampliato e Chiesa e convento furono definitivamente demoliti, i Carmelitani cambiarono sede e si trasferirono fuori della città nella chiesa di S. Maria della Misericordia, attuale chiesa del Carmine.

Demolita la Chiesa, se ne perse la memoria finchè nel 1625, una donna, avvertita in sogno che tra i ruderi dell’antica chiesa esisteva una effige della Madonna della Pace fece in modo che si scavasse in quel luogo e vi trovò l’immagine, probabilmente di stile bizantino, dipinta su un muro.

L’immagine fu portata nella vicina chiesa di S. Andrea, che da allora cominciò a chiamarsi "S. Maria della Pace".

Gli atti dalla visita pastorale del 1611 dicono che era presente sull'altare maggiore in una piccola nicchia.

Nella Chiesa era presente anche una statua in pietra di S. Andrea, collocato in una nicchia su un altare, con il passare degli anni questa e l'effige della SS. Vergine scomparvero, forse erose dal tempo, dall'umidità delle pareti.

Nel 1673 in questa Chiesa venne costituita la Confraternita di S. Maria della Pace, che ricevette in donazione dal Capitolo Metropolitano la Chiesa che provvide ad ingrandire nel tempo acquistando le case adiacenti.

Delle tre casette, situate dietro la chiesa, ne furono acquistate due, delle quali, una, demolita, fu adoperata per l'altare maggiore; l'altra, modificata, servì per la sagrestia e per la scala dell'oratorio che edificarono nella parte superiore delle case.

La Confraternita acquistò l’altare maggiore dai monaci Olivetani, che dal monastero di S. Maria del Porto si trasferirono alla Chiesa dei Gesuiti.

Fu acquistato anche un organo e diverse suppellettili, ma l’ingrandimento della Chiesa non fu sufficiente alla Confraternita che nel 1926 acquistò l’ultima casa adiacente alla Chiesa per permettere un ulteriore ingrandimento.

I lavori cominciarono nel 1836 e la Chiesa fu ricostruita in tufo e carparo, con soffitto in legno dipinto con scene bibliche del Vecchio Testamento.

Il pavimento era a mattonelle verniciate, tipo francese, si fabbricò l'oratorio, il campanile, il nuovo frontespizio, la nuova sagrestia, per la quale si demolì un giardinetto che era nel recinto.

La chiesa così ingrandita e restaurata era orientata ad ovest, di forma rettangolare, lunga m. 22, larga m. 7,80, alta metri 20.


Dopo una sospensione dei lavori dovuta al colera ed alla difficoltà nel reperire fondi, il 28 luglio 1849 grazie ai contributi dell'Arcivescovo Mons. Blundo, del Capitolo Metropolitano, della Confraternita e del popolo, il 28 luglio 1849 il Rettore, Abbate can. A. Lupoli, benedì la nuova chiesa, restituendola al culto.

Nella Chiesa erano presenti quattro altari marmorei, oltre l'altare maggiore in pietra a colori; conservava di antico due colonne di stile dorico, coperte d'intonaco a colori, nonchè due pilette marmoree per l'acquasanta che erano infisse all'ingresso della porta maggiore.

La vicinanza di questa Chiesa al mare fece in modo che l’immagine della Madonna della Pace divenne oggetto di grande devozione da parte dei pescatori tarantini, che la consideravano loro particolare protettrice, molti di loro facevano parte della Confraternita.

Durante la Prima guerra mondiale la Chiesa di S. Maria della Pace, il 24 maggio 1915, venne requisita dalle autorità locali e rimase chiusa al culto per circa tre anni.

Fu lasciato in stato di degrado e per poterla ripristinare il cappellano sac. Luigi lurlaro si attivò insieme ai confratelli.

Fu costruito un bussolone, si fecero di marmo i gradini dell'altare maggiore, una balaustra in ferro, si pulì il pergamo che aveva buone pitture ad olio.

Poi si accomodò l'altare e la nicchia di S. Francesco di Paola e quello dell'Addolorata, fu messo a nuovo tutta la rete elettrica, arricchendo la chiesa con un parato nuovo di candelieri di ottone.


Nel 1934 il piano di risanamento per la città di Taranto voluto dal regime fascista  prevede la demolizione di una parte del pittaggio Turripenne, in cui si trova la chiesa, che nel 1935 viene demolita.

La Confraternita e la statua della Madonna vengono temporaneamente trasferite nella vicina Chiesa dello Spirito Santo in via Di Mezzo. 

Ma anche questa venne abbattuta per lo stesso motivo e nel 1937 viene trasferita nella Chiesa di San Giuseppe in attesa che venga costruita una nuova Chiesa.

La nuova Chiesa “Regina Pacis” venne alla luce nell’ottobre del 1939 al rione Porta Napoli, qui la Confraternita vi si trasferì fino alla tragica notte del 28/8/1943, durante la II guerra mondiale, quando fu colpita da un violento bombardamento aereo che distrusse tutto l’edificio.

Rimase in piedi solo una parete, la parete dove c’era la nicchia con la statua della Madonna rimasta integra. La sacra immagine riportò come danno solo una parte dell’occhio colpito da una scheggia.

L’immagine della Madonna fu portata in salvo presso la sede dei Salesiani nell’attuale viale Virgilio.

Finita la guerra nel 1945 fu portata nella Chiesa del Carmine per poter svolgere i festeggiamenti con una Processione verso la città vecchia. Qui, nei pressi della discesa Vasto l’arcivescovo mons. Bernardi pose la prima pietra per la nuova chiesa della Madonna della Pace. 

Nello stesso periodo fu posta la prima pietra anche per l’Oratorio interparrocchiale “Madonna della Pace” presso la Chiesa di San Giuseppe che venne affidata dall’Arcivescovo ai frati Salesiani l’anno successivo.

Nell’attesa che venisse realizzata la nuova Chiesa la statua della Madonna fu posta in una nicchia della cattedrale ed in seguito nella Chiesa di San Giuseppe.

In seguito, il progetto di edificare una nuova chiesa, che avrebbe operato come rettoria della parrocchia di San Giuseppe fu abbandonato e l’area fu ceduta al Comune mentre la vecchia Chiesa a Porta Napoli fu ricostruita e dedicata alla “Stella Maris”.

Nel 1950 la Confraternita si trasferì nella Chiesa di S. Gaetano in fondo alla via Cava dove rimase per 6 anni.

Dal 5 febbraio 1956 al 20 settembre 1995 la Madonna e la Confraternita ebbero sede nella Parrocchia di S. Agostino, inserita all’interno della Segreteria delle Confraternite del centro storico. 


Qui si continuava la tradizione di celebrare la Festa della Madonna della Pace l’ultima domenica di agosto.

Nel 1995 la statua della Madonna della Pace, su richiesta dei padri Oblati di Maria Immacolata, desiderosi di avere nella loro parrocchia una Confraternita, viene trasferita nella Chiesa parrocchiale di S. Maria del Galeso, al Quartiere Paolo VI, mentre la Segreteria della Confraternita rimane presso la Chiesa di S. Agostino. 

In quell’anno ci furono anche le prime ammissioni di Confratelli dopo anni e si riprese l’abitudine di svolgere la Processione, che venne spostata alla IV domenica di settembre.

L’impegno dei nuovi Confratelli non durò molto e andò a decrescere, tanto che fu la Confraternita dell’Immacolata che continuò a curare l’impegno di organizzare la Processione fino all’anno 2015.

Dall’anno successivo lo spostamento della Segreteria delle Confraternite nella Chiesa di San Giuseppe e la partenza dei padri Oblati, fecero in modo che la Processione venne organizzata dalla Confraternita della Madonna della Pace, pur non avendo Confratelli attivi, spostando la data dello svolgimento tra fine settembre ad inizio ottobre in base alle necessità.

Oggi l’immagine della Madonna della Pace è ancora venerata nella Chiesa della Madonna del Galeso, anche se in città vecchia non si è spento il caro ricordo dell’Immagine della Vergine tanto cara al popolo tarantino.