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26 maggio 2025

La Madonna del Miracolo a Roma

La storia della conversione dell’ebreo Ratisbonne, avvenuta a Roma nella Basilica di Sant'Andrea delle Fratte, in seguito all'apparizione della Vergine Maria, è indubbiamente la grazia più significativa e importante, tra quelle a noi conosciute, ottenuta per mezzo della “Medaglia Miracolosa”.
Nel 1839, all'età di 27 anni, Alphonse-Charles-Tobie Ratisbonne, appartenente a una importante e facoltosa famiglia alsaziana di banchieri ebrei, in attesa di sposarsi, aveva deciso di trascorrere alcuni mesi in viaggio fino a Costantinopoli, per riprendersi da alcuni seri problemi di salute che da tempo lo affliggevano. 
Durante il viaggio passò per Roma, dove ritrovò un vecchio compagno di studi, il barone Theodore de Buissières, con cui era solito trascorrere momenti di svago durante il suo soggiorno, durante i quali non esitava ad ironizzare sulla religione cattolica, che considerava una “istituzione di pazzi”, in modo particolare da quando suo fratello Theodore si convertì al Cristianesimo e decise di diventare un sacerdote cattolico, scelta che Alphonse da ateo, scettico, cinico e anticlericale, non poteva sopportare, e che ha causato la rottura dei rapporti tra loro.
Il 15 gennaio 1842, mentre Alphonse si preparava a lasciare Roma, decise di andare a salutare l'amico, che da alcuni anni, da protestante, si era convertito al cattolicesimo, dal quale ricevette una sfida: lo scettico Ratisbonne avrebbe dovuto indossare una “Medaglia Miracolosa” (identica a quelle che santa Caterina Labouré distribuiva dopo la celebre apparizione del 1830), sino al suo ritorno in Francia, e avrebbe inoltre dovuto recitare, due volte al giorno, al mattino e alla sera, la celebre preghiera mariana di San Bernardo di Chiaravalle, il “Memorare”.
Ratisbonne accettò la sfida, e indossò la medaglia, che avrebbe comunque poi voluto donare come ricordo alla sua fidanzata, nella piena convinzione che quelle forme di “superstizione”, come egli amava chiamarle, non avrebbero provocato in lui un benchè minimo cambiamento spirituale e, con sorriso beffardo e sdegno disse:”vuol dire che sarà per me un’occasione, nelle mie conversazioni con gli amici, di mettere in ridicolo le vostre credenze”.
Giovedì 20 gennaio 1842, Ratisbonne (che nel frattempo aveva posticipato di qualche giorno la sua vacanza romana), accompagnò il barone nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, poiché questi doveva pagare le spese per il funerale di un suo caro amico da poco scomparso, il conte La-Ferronays. Il giovane banchiere alsaziano, mentre attendeva l’amico Théodore, decise nel frattempo di visitare la chiesa, progettata dal Borromini ed arricchita dalla presenza di due splendidi angeli marmorei di Bernini. Appena giunto dinanzi alla cappella dedicata a San Michele Arcangelo, si trovò improvvisamente solo e fu lì che avvenne il miracolo: vide d’un tratto una piccola sfera di luce che all’improvviso esplose in migliaia di frammenti di un bagliore accecante, che gli trafissero il cuore con l’amore della Vergine Maria e vide poi la Madonna ritta davanti a lui, avvolta nella luce e circondata da palpitanti raggi di sole. La Vergine non parlò, ma il giovane riconobbe il lei la stessa Immagine che portava al collo.
Questa esperienza cambiò radicalmente la coscienza di Ratisbonne che abbandonò immediatamente tutte le avversità che nutriva nei confronti del cristianesimo e si convertì totalmente alla fede cattolica tanto che abbandonò tutto, lasciò la fidanzata che doveva sposare, e il 31 gennaio si fece battezzare. 
Pochi anni dopo entrò nella Compagnia di Gesù (proprio con quei gesuiti contro i quali egli stesso confessava che «ardeva in lui dell’odio il più mortale»), e fu ordinato sacerdote nel 1848. 
Si trasferì in Terra Santa, al seguito del fratello maggiore Théodore, nel movimento da questi fondato nel 1843 a Parigi, le Religiose di Nostra Signora di Sion, per pregare ed impegnarsi a un dialogo costruttivo con gli ebrei tendente all’unità, e per fondare una nuova sede dell’Istituto, nei pressi dell'antico pretorio di Pilato, dove venne rinvenuto il “Lithostrotos” di cui parla il Vangelo di Giovanni.
In terra santa Ratisbonne rimase fino alla morte, avvenuta ad Ain Karim il 6 maggio 1884.
Subito dopo la diffusione della notizia del prodigioso miracolo, la Santa Sede avviò un processo per chiarire cosa fosse realmente accaduto ascoltando ben nove testimoni, tra cui Ratisbonne, i quali sotto giuramento deposero quanto avevano visto e udito. 
Un decreto del 3 giugno 1842, dichiarò e definì la conversione di Alphonse-Marie Ratisbonne «essere veramente miracolosa» e da allora, il 20 gennaio di ogni anno, nel cuore del centro storico di Roma, nella Basilica di Sant’Andrea delle Fratte (affidata nel 1585 da Sisto V alla cura dei Padri Minimi di San Francesco di Paola), si fa memoria, con una solenne e maestosa cerimonia, dell’unica apparizione certificata della Vergine Maria nella città eterna.
Pio XII, nel 1942, elevò la chiesa a Basilica e Giovanni XXIII, nel 1959, la insignì del titolo cardinalizio.
Il Santuario divenne meta di pellegrinaggio e numerosi Santi vi sono giunti per pregare la Vergine del Miracolo, come San Giovanni Bosco, Santa Teresa di Losieux, San Luigi Guanella, San Luigi Orione e San Massimiliano Maria Kolbe, che il 29 gennaio 1918 celebrò la sua Prima Messa proprio all’altare dell’apparizione. 
Per le numerose conversioni registrate dinanzi alla veneratissima immagine posta nella cappella dell’apparizione, Papa Benedetto XV ha definito questo importante santuario mariano “la Lourdes romana”.


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