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28 maggio 2025

La Madonna di Loreto

La Santa Casa di Loreto è parte dell’abitazione della Vergine Maria, la quale era costruita da una grotta scavata nella roccia e da una camera antistante.
Secondo la tradizione a Nazareth ci sarebbe stata la dimora della Vergine Maria, dove ella nacque, ebbe l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele e dove visse fino alle nozze con Giuseppe.
La leggenda narra che la Santa Casa fu trasportata nel 1291 in una sola notte dalla Palestina alle coste Illiriche a Tersatto, nell’odierna Croazia e da qui il 10 dicembre 1294 giunse sul colle lauretano. 

La Basilica
La Santa Casa è custodita all’interno di un rivestimento marmoreo ideato dal Bramante che nel 1509 ne approntò il disegno. Fu realizzato sotto la direzione di Antonio Sansovino, Ranieri Nerucci e Antonio da Sangallo il Giovane.
Fin dal secolo XVI i pellegrini erano solidi girare intono alla Santa Casa in ginocchio, dove nei secoli si scavarono due profondi solchi che ancora si possono notare.
La basilica, iniziata nel 1469, patrocinata da Paolo II, fu opera di vari artistici che si succedettero conferendogli l’aspetto che oggi è visibile al pellegrino. 
Fu completata nel 1587 con la costruzione della facciata in stile tardo – rinascimentale di matrice fiorentina ad opera di tre architetti: Giovanni Boccalini, Giovan Battista Ghioldi e Lattanzio Ventura. 
La basilica è costituita da un emiciclo e 13 cappelle absidali in stile tardogotico di derivazione fiorentina, chiamate cappelle delle nazioni. La cupola, decorata con affreschi di Cesare Maccari, si possono riconoscere il ciclo delle Litanie Lauretane, la Santissima Trinità attorniata dai Troni, Dominazioni Cherubini, Serafini, Potestà, Principati, gli arcangeli Michele Raffaele e Gabriele e le invocazioni a Maria come Regina. Chiudono l’esterno della basilica le porte in bronzo forgiate nella fonderia di Recanati nel 1600, rappresentanti episodi della storia della salvezza.
Davanti alla facciata della basilica sorge la statua di Sisto V, papa francescano e marchigiano, che elevò Loreto nel 1586 al grado di città e diocesi.

La Santa Casa tra storia e leggenda
Agli inizi di maggio del 1291 Nazareth e tutta la Palestina erano dominio dei Turchi che avevano sconfitto i Cristiani durante le crociate. Secondo la tradizione alcuni angeli prelevarono la Santa Casa e la portarono via in volo. Il 10 maggio 1291 gli angeli lasciarono la casa a Tersatto, nei pressi della città di Fiume; furono dei boscaioli, stupiti, a trovare la piccola dimora. 
In quel luogo, però, i pellegrini erano spesso preda di ladri e malfattori; così, tre anni e sette mesi dopo, gli angeli ripresero la Santa Casa e con essa si alzarono in volo. Attraversarono l'Adriatico e appena giunti nelle Marche la posarono nei pressi di Ancona, sul colle su cui oggi sorge la chiesa di Santa Maria Liberatrice di Posatora, La Santa Casa restò in quel luogo nove mesi; poi gli angeli la sollevarono nuovamente e la posarono più a sud, nei pressi di Porto Recanati, in località Banderuola.
Questa volta furono dei pastori a vedere una luce abbagliante uscire dalle nubi e, dietro la luce, la casa. Il luogo era però troppo vicino al mare e dunque esposto ai pericoli delle incursioni turche; inoltre anche lì cominciavano ad accorrere malfattori per derubare i fedeli che giungevano in pellegrinaggio. Otto mesi più tardi la Casa sarebbe stata nuovamente spostata dagli angeli, questa volta sul Monte Prodo (ove poi nacque la cittadina di Loreto), su un terreno di proprietà dei conti Stefano e Simone Rinaldi di Antici, due fratelli che presto iniziarono a trarre profitto dai continui pellegrinaggi di fedeli al punto da fare una petizione al papa Bonifacio VIII per divenirne proprietari. Di nuovo gli angeli sollevarono in volo la Santa Casa e la posarono, alla fine del 1296, al centro della strada che da Recanati va al suo porto, e dunque in un luogo pubblico, che nessuno avrebbe potuto reclamare e sfruttare. Il luogo scelto si trovava sulla cima di una collina coperta di lauri. Dal termine latino laurus il luogo si chiamò Lauretum, e quindi Loreto.
Molto si è discusso su chi fossero gli “angeli” che hanno portato la Santa Casa a Loreto, attualmente la teoria più accreditata è che si tratti di una nobile famiglia denominata Angeli che l’hanno trasportata in modo provvidenziale via nave.
Era il 17 maggio 1900 quando Giuseppe Lapponi, archiatra pontificio di Leone XIII, indicava di aver letto negli archivi vaticani alcuni documenti che indicavano una nobile famiglia bizantina di nome Angeli, che salvò i materiali della Casa della Madonna dalla devastazione musulmana e li fece trasportare a Loreto.
Secondo un documento che risale al 1294, il despota Niceforo Angeli diede la propria figlia Ithamar in sposa a Filippo di Taranto, che era il quarto figlio di Carlo II d’Angiò, re di Napoli. Tra i beni della dota erano comprese “le sante pietre portate via dalla casa di Nostra Signora la Vergine Madre di Dio".
A quel tempo le Sante pietre si trovavano in Illiria, dove erano state portate nel 1291, probabilmente da alcuni cavalieri crociati che le avevano portate in Europa dopo aver perso Gerusalemme.
Verosimilmente le pietre sono state smontate, caricate su di una nave e portate in Illiria e da qui a Loreto.
A conferma di ciò è il ritrovamento tra le sante pietre di cinque croci di stoffa rossa che abitualmente adornavano l’abito dei Cavalieri cristiani in Terrasanta.
Alcuni scavi condotti a Nazareth, dove attualmente sorge la Basilica dell’ Annunciazione, dimostrano che le Sante pietre coincidono perfettamente con la roccia dove erano addossate. Inoltre la lavorazione delle pietre era fatta secondo una tecnica diffusa in Galilea ed il materiale in pietra arenaria non era reperibile nella zona.
La traslazione a Loreto sarebbe avvenuta durante il breve papato di Celestino V. Questi, incoronato a L'Aquila il 29 agosto 1294 per volontà del re di Napoli Carlo II d'Angiò e trasferitosi poi nella città partenopea il 13 dicembre successivo, rinunciò al pontificato. Non mise mai piede a Roma dove lo sostituiva, in qualità di Vicarius Urbis (Vicario del papa), Salvo, vescovo di Recanati. Salvo era stato nominato dall'ascolano papa Niccolò IV nel 1291 e svolse l'incarico fino al 1296. Probabilmente fu allora che il vescovo Salvo, dovendo destinare - a nome del papa - le "Sante pietre" di una reliquia così insigne, pensò al territorio della sua Diocesi di Recanati, facendole approdare al suo porto, attivo fin dal 1229 per concessione dell'imperatore Federico II di Svevia.

La statua.
Se un tempo le tre pareti della casa della Madonna addossavano su una roccia, oggi la parte 'mancante' alloggia un altare sopra il quale è collocata e venerata la Madonna Nera con il Bambino,dello stesso colore, che tiene nella mano una globo crucifero blu. 
Le più antiche cronache del Santuario(1468) narrano che insieme alla Santa Casa di Nazareth, a Loreto sarebbe giunta un' icona dipinta su tavola, così descritta "una pittura tanto dolce e bella, bello il volto e un poco nero con colore rosso".Questa tavola, di cui si sono perse le tracce, attribuita a San Luca, venne sostituita da una statua lignea di abete rosso, variamente e delicatamente dipinta. La tradizione vuole che i ceri continuamente accesi e le lampade a olio avessero annerito totalmente la statua. La statua fu rivestita di una dalmatica riccamente decorata.
I colori del mantello sono nero, bianco, rosso e giallo oro, intarsiato da finissimi ricami in fili d’oro e da gemme preziose; nelle cinque semilune nere, guardando dal basso verso l’alto, si notano una croce, un volto di demone mostruoso, sotto il quale una “M” ed una “A” intrecciate tra loro e sormontate da una corona e, infine, una luna a forma di falce. L’ultimo in alto è un triangolo rosso con la punta verso il basso.
In molti affermano, in senso metaforico, che la Madonna Nera rappresenta la “forza primordiale della natura che ha in sé la fonte della vita eterna; è la Madre Universale, la Madre di Cristo, con il quale diventa tutt’uno in un abbraccio di Amore infinito”.

Nel 1797 Napoleone Bonaparte entra a Loreto con le sue truppe e prende personalmente la statua per portarla in Francia insieme al tesoro della Santa Casa ed esporla come simbolo della superstizione cristiana. 
Napoleone fu accolto dall’Arcidiacono della città Ludovico Sensi che, abbracciando la causa francese ottenne il titolo di Governatore della città. Questi si recò verso la Santa Casa per demolirla, ma dovette desistere dal suo proposito dalla ferma opposizione del popolo che accorse in difesa delle Sante pietre.
La statua venne sostituita con altra statua in legno di pioppo, che, oggi, viene conservata a Cannara (PG) nella chiesa della Buona morte (ovvero delle Sacre Stimmate), ritenuto l’unico esemplare realizzato e venerato durante il periodo napoleonico.
A Treia(MC), nel monastero della Visitazione delle suore visitandine c’è una copia della Madonna che una leggenda vuole come l’originale, che fu portata via dalla Santa Casa e sostituita con una copia nell’imminenza dell’arrivo delle truppe francesi, proprio per evitarne il furto.
La statua rubata da Napoleone fu esposta al museo del Louvre tra i cimeli di arte catalogata come “statua di legno orientale di scuola egizio-giudaica”. Fu restituita dallo stesso Napoleone a Pio VII nel 1801, anno in cui fu siglato l’accordo tra la Santa Sede e la Francia con il quale questa ritrovò la libertà di culto dopo la rivoluzione. Il pontefice fece portare la statua dal Roma a Loreto con un viaggio da Madonna Pellegrina durato otto giorni che si concluse con l’arrivo in città il 9 dicembre 1801.
Tornata nella sua sede, vi rimase fino al 1921 quando fu distrutta da un incendio che aveva colpito la Santa Casa.
Lo stesso anno Pio XI volle sostituirla con un’altra intagliata da un cedro del libano proveniente dai Giardini Vaticani.
La statua fu modellata da Enrico Quattrini e dipinta da Leopoldo Celani in un colore molto scuro per non discostarsi dall’originale.
Lo stesso pontefice provvide alla sua incoronazione nella Basilica di San Pietro ed al trasporto solenne a Loreto nel 1922.

Patrona egli aviatori
Nel corso dei secoli pittori e scultori hanno raffigurato il trasporto della Santa Casa con gli angeli che la sostenevano in volo.
Di conseguenza, quando l’uomo cominciò a conquistare le vie dell’aria per viaggiare fu l’immagine più adatta a cui affidarsi.
Fin dal 1912 la società Aviatori e Aeronauti con sede a Torino si era affidata alla protezione della Madonna di Loreto, devozione che si rinnoverà nel 1915 quando farà dipingere l’immagine della Madonna sulle proprie bandiere.
Nel 1920, a suggello di questo connubio, il Santo Padre Benedetto XV proclamerà la Madonna di Loreto Patrona degli aviatori.




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