Il 20 febbraio 1743 la terra tremò in tutto il Salento, tre forti scosse del nono grado della scala Scala Mercalli, con epicentro nel Canale d’Otranto, provocarono morte e distruzione. Ma nonostante l'enorme violenza del fenomeno il numero dei morti fu relativamente basso, rispetto a ciò che sarebbe potuto accadere, tanto che in molte città si gridò al miracolo per lo scampato pericolo.
Non si hanno dati certi, si parla di un numero dai 180 ai 350 decessi in tutta la Puglia.
A Taranto, nel mese di febbraio, i tarantini ringraziano la loro Patrona, Maria SS. Immacolata, per aver protetto la città con un triduo votivo nella Cattedrale.
Una pia leggenda vuole che la statua della Madonna abbia miracolosamente spostato le mani quasi a scacciare vis il pericolo dalla città.
Nardò fu la città che pagò col numero più alto di vittime. Subirono gravi danni la maggior parte delle chiese e dei palazzi, rimasero illese solo una trentina di case.
Nella ricorrenza annuale, il 20 febbraio, si festeggia il Santo Patrono, San Gregorio che, secondo la credenza popolare, avrebbe messo in salvo centinaia di persone. Sul campanile della chiesa di San Domenico un' epigrafe ricorda il miracolo avvenuto e la sua ricostruzione avvenuta due anni dopo. Si racconta che durante le scosse, le statue del Patrono e quella della Madonna, che si trovano ai lati opposti della piazza, quasi si toccavano.
Gravi danni riportò anche Francavilla Fontana, che fu colpita durante i festeggiamenti del Carnevale, come una testimonianza dell'epoca racconta:
“in sulle ventritè ore e tre quarti si avvertì un memorabile terremoto. La scossa fu così violenta che le genti dal muoversi delle pareti che barcollavano, tentennavano e sfasciavansi, fuggivano senza saper dove. Fu un orribile spettacolo. Le maschere in giro pel carnevale, prese da superstizioso terrore, si spogliavano delle vesti, scappavano a torme, si nascondevano. La principessa Eleonora Borghese, corse rischio d’essere schiacciata sotto l’arco della portaRoccella. Le case dell’alloggiamento quasi si toccarono con la vicina Chiesa Madrice. In questa molti corsero per riparare, ma a mezzo del cammino incontravano i volti pallidi e paurosi dei preti, i quali fuggivano vedendola screpolata e quasi caduta. Voci di frati preganti, pianti, grida e rumori vaghi e misteriosi e crollamenti di case, scoppiavano nell’aria già abbuiata. Il mattino appresso la scena si rivelò in tutto il suo orrore. Molte case e palazzi non erano più abitabili. Della ChiesaColleggiata, il cappellone verso le monache era presso che rovinato; niente era rimasto del coro e dell’altare maggiore; in tutta c’erano tali screpolature che parve impossibile qualsiasi riparazione”.
A Lecce la mancanza di seri danni parve miracoloso, e l’evento è riportato in una tela custodita all’interno della Basilica di Santa Croce, dove si ringrazia Sant’Oronzo. L’ epigrafe, in dialetto dell’epoca, afferma che nonostante la città tremasse, non cadde un solo mattone. Un'altra tela, custodita nella sagrestia della chiesa di Santa Irene, nell’iscrizione posta in basso all' immagine di Sant’Oronzo che sovrasta la città, ricorda: “In memoria del gran miracolo che il gran Santo protettore si degnò farci l’anno 1743 liberandoci dal gran terremoto.”
A Melendugno durante le scosse una pia donna vide il protettore San Niceta al galoppo tra le case del paese proteggendole dalla catastrofe. Da allora, in segno di riconoscenza, si festeggia San Niceta del Terremoto.
A Calimera c’è un’iscrizione, all’interno della chiesa dell’Immacolata, che ricorda la distruzione e poi la ricostruzione dopo il cataclisma. Altre iscrizioni si trovano a Sternatia, sul muro della Chiesa Matrice, e a Lizzanello.
A Copertino, il terremoto fece cadere la statua di San Giuseppe, posta sull’arco davanti al Castello.
A Lizzano il terremoto provocò l’inclinazione del Castello e il crollo di una buona parte del centro storico; a Maruggio fu distrutto il rosone della chiesa madre, mentre e Sava ci furono gravi lesioni al Santuario della Madonna di Pasano.
A Mesagne, ogni anno in occasione della ricorrenza dell’evento, parte una processione devozionale dalla chiesa della Madonna del Carmine.
A Manduria, all'indomani del terremoto la
confraternita di San Leonardo e San Sebastiano fece costruire la statua della Madonna del Terremoto. I cittadini, per lo scampato pericolo, fecero erigere inoltre, nei pressi del largo Osanna (ora giardino pubblico) una colonna con la statua in pietra dell’Immacolata, e dipingere sulla porta pubblica detta porticella, una affresco in cui era raffigurato il campanile distrutto della chiesa matrice, e tra le macerie la mano protettrice della Vergine Immacolata.
A Carosino subì danni la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Parabita la Chiesa di Maria SS. dell’Umiltà, a Guagnano ci furono danni gravi alla Chiesa Matrice ed a Salice Salentino crollò il soffitto della Chiesa di Santa Maria Assunta.
Non rimasero immuni nemmeno le città di Bari, Galatina, Leverano, Avetrana, Oria, Otranto,Gallipoli
Le violenza delle scosse fu tale che si avvertirono anche in Campania, Calabria e Sicilia.
A seguito del movimento tellurico, si generò anche uno tsunami. In particolare a Brindisi le acque si ritirarono improvvisamente, ma non si conoscono con precisione gli effetti dannosi prodotti dal maremoto. Lungo la costa a sud di Otranto è stato rilevato il distacco dalla riva di grossi blocchi rocciosi (dal peso fino a 70 tonnellate) e il loro trasporto a diversi metri di distanza verso l’interno.
Gli effetti del maremoto furono tuttavia limitati, sia perché la costa compresa tra Brindisi e Santa Maria di Leuca, quella interessata direttamente dal fenomeno, all’epoca era quasi completamente disabitata per via delle numerosi paludi costiere e della malaria, sia perché la morfologia della costa, costituita prevalentemente da falesie, ha determinato l’inondazione di una fascia litoranea molto ristretta.
Le sole fonti storiche di questo cataclisma che sono giunte fino a noi sono le "Visite Pastorali" di Brindisi. Si legge infatti che correva il 20 febbraio 1743, mercoledì, quando alle ore 23,24 vi fu una scossa tellurica che, in tre repliche, durò l'interminabile tempo di due minuti, spazio abbondante per far crollare quasi tutte le abitazioni. La cattedrale non fu più idonea, per molto tempo, a svolgere le funzioni religiose; il Palazzo Seminario fu distrutto nella facciata, come anche inagibili furono dichiarate alcune stanze del Palazzo Episcopio, abitazione dell'Arcivescovo.
Ma l'avvenimento che è rimasto impresso più di ogni altro nella mente dei Brindisini si è verificato la mattina dopo quando all'interno della Chiesa di San Paolo fu ritrovata la statua di Maria Immacolata fuori dalla propria nicchia con le mani rivolte verso l'alto in segno di preghiera.
La sacra immagine, che da allora fu venerata come "Madonna del Terremoto" ed il popolo attribuì all'intervento prodigioso della Immacolata il merito che Brindisi fosse stata scampata da un disastro di proporzioni molto più ampie.
Le memorie di questo terribile avvenimento in ogni parte del Salento sono sopravvissute grazie alla devozione popolare che le hanno tramandate attraverso i secoli per giungere fino ai giorni nostri.
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