L’Arciconfraternita del Carmine e la Confraternita della SS. Addolorata e San Domenico, antichi custodi dei Riti della Settimana Santa Tarantina, svolgono il Pio esercizio nelle loro sedi la sera della domenica in celebrazioni molto seguite da fedeli e appassionati.
I confratelli, in abito di rito, girano per la Chiesa portando la Croce e le candele fermandosi ad ogni stazione in un’atmosfera coinvolgente, carica di pathos.
I canti eseguiti sono stati composti dal frate francescano Serafino Marinosci su versi attribuiti al Metastasio e rievocano la Passione di Cristo.
CANTO DI INTRODUZIONE
Teco vorrei Signore,
oggi portar la croce,
nella tua doglia atroce
io ti vorrei seguir.
Ma troppo infermo e lasso
donami, tu coraggio,
acciò nel mesto viaggio,
non m'abbia da smarrir.
Tu col prezioso Sangue
vammi segnando i passi
ch'io laverò quei sassi
col mio lacrimar.
Né temerò smarrirmi
pel monte del dolore,
quando il tuo santo amore
m'insegni a camminar.
STAZIONE I
GESÙ È CONDANNATO A MORTE
Se il mio Signor diletto
a morte hai condannato
spiegami almen Pilato
qual fosse il suo fallir?
Che se poi l'innocenza
da te error si appella
per colpa così bella
potessi anch'io morir.
STAZIONE II
GESÙ È CARICATO DELLA CROCE
So che del tuo supplizio
appare reo ch'il porta.
so che la pena è scorta
del già commesso error.
Ma se Gesù si vede
di croce caricato
paga l'altrui peccato
il suo immenso amor.
STAZIONE III
GESÙ CADE LA PRIMA VOLTA
Chi porta in pugno il mondo
a terra è già caduto,
né gli si porge aiuto,
oh ciel che crudeltà.
Se cade l'uomo ingrato
tosto Gesù il conforta
ed è per Gesù morta,
al mondo ogni pietà?
STAZIONE IV
GESÙ INCONTRA SUA MADRE
Sento l'amaro pianto
della dolente Madre,
che gira fra le squadre
in traccia del suo Ben.
Sento l'amato Figlio,
che dice: Madre, addio;
più fier del dolor mio,
il tuo mi passa il sen.
STAZIONE V
GESÙ È AIUTATO DAL CIRENEO A PORTARE LA CROCE
Se di tue crude pene
son'io, Signore, il reo
non deve il Cireneo,
la Croce tua portar.
Se io sol potei per tutti
di Croce caricarti,
potrò in aiutarti
per uno sol bastar.
STAZIONE VI
LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Sì vago è il vostro affanno
bel volto del mio bene,
che quasi di voi diviene
amabile il dolor.
In cielo che sarete
se in rozzo velo impresso
da tante pene oppresso
innamorate ancor.
STAZIONE VII
GESÙ CADE LA SECONDA VOLTA
Sotto i pesanti colpi
della ribalda scorta,
un nuovo inciampo porta
a terra il mio Signor.
Più teneri dei cuori
siate voi, duri sassi,
né più ingombrate i passi
al vostro Creator.
STAZIONE VIII
GESÙ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME
Figlie non più su queste
piaghe, che porto impresse,
ma sopra di voi stesse
vi prego lacrimar.
Serbate il vostro pianto,
o sconsolate donne,
quando l'empia Sionne
vedrete rovinar.
STAZIONE IX
GESÙ CADE LA TERZA VOLTA
L'ispido monte mira
il Redentor languente,
e sa che inutilmente
per molti ha da salir.
Quest'orrido pensiero,
sì al vivo il cuor gli tocca,
che languido trabocca,
e sentesi morir.
STAZIONE X
GESÙ È SPOGLIATO DELLE SUE VESTI
Mai l'arca del Signore,
del vel si vide scarca.
é ignudo il Dio dell'arca
vedrassi e senza vel.
Se nudità sì bella
or ricoprir non sanno;
dite, mio Dio, che fanno
i Serafini in ciel?
STAZIONE XI
GESÙ È INCHIODATO SULLA CROCE
Vedo sul duro legno
disteso il mio diletto,
e il primo colpo aspetto
dall'empia crudeltà.
Quelle preziose mani
che al tornio sembran fatte
ahi che il martel le batte
senz'ombra di pietà.
STAZIONE XII
GESÙ MUORE IN CROCE
Veder l'orrenda morte
del suo Signor non puote,
onde si copre il sole
e mostra il suo dolor.
Trema commosso il mondo
il sacro Vel si spezza;
piangon per tenerezza
i duri marmi ancor.
STAZIONE XIII
GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE
Tolto di croce il Figlio,
l'avide braccia stende
l'afflitta Madre e prende
nel grembo il morto Ben.
Versa per gli occhi il core
in lacrime disciolto;
bacia quel freddo volto,
e se lo stringe al sen.
STAZIONE XIV
GESÙ È DEPOSTO NEL SEPOLCRO
Tomba che chiudi in seno
il mio Signor già morto,
fin ch'ei non sia risorto
non partirò da te.
Alla spietata morte
allor dirò con gloria,
dov'è la tua vittoria,
dov'è, dimmi dov'è?
CANTO DELLA DESOLATA
Muta, trafitta, immobile
Madre dolente stai!
E dal Diletto esanime
gli occhi staccar non sai.
Spente le luci pallide
le amate guance miri,
le labbra non più rosee,
cessati anch'i sospir.
E in cor gli atroci battiti
Ti ripercuote amor
Ahi! quanto, o Madre amabile,
fia grande il tuo dolor!

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