Le Novene sono celebrazioni popolari che nell'arco dei secoli hanno affiancato le "liturgie ufficiali". Esse sono annoverate nel grande elenco dei "pii esercizi" nati dalla devozione popolare.
La Novena di Natale si celebra nei nove giorni precedenti la solennità del Natale, dal 16 dicembre fino al 24, riunendosi in preghiera per invocare la venuta di Gesù, così com'era stato profetizzato nell'Antico Testamento.
Fu eseguita per la prima volta in una casa di missionari vincenziani a Torino nel Natale del 1720, nella chiesa dell'Immacolata e da li, grazie alle missioni popolari, si diffuse in Piemonte ed in tutta Italia.
Celebrata in latino fino al Concilio Vaticano II, in seguito fu tradotta in varie lingue.
La novena di Natale, non essendo "preghiera ufficiale" della Chiesa, può essere realizzata secondo diverse usanze, a Taranto in passato si svolgeva anche nei vicoli, di fronte ad edicole votive preparate per l'occasione, oppure in casa riunendosi in preghiera davanti all' immagine di Gesù bambino che spesso veniva custodito in una campana di vetro. Non era raro ricevere la visita degli zampognari che suonavano con il loro tradizionale strumento le antiche melodie di fronte al presepe.
Nei vicoli si sentivano le voci delle popolane che usavano cantare le antiche nenie che ormai non si sentono più quali:
“A nenna nanna nonne
à parturite la Madonne;
à ffatte ‘nu bbelle Bambine
viangh’e russe e damaschine.
La Madonne lu tene ‘mbrazze,
San Geseppe l’allisce ‘a facce.
Cu’ ‘nu mazze de fiore
le facime ‘nu ‘mbassatore
e cu’ ‘nu mazze de canne
le facime ‘na bbella capanne”.
“Dorma dorme celestre Bammine
ca la Mamme à dda fatejare.
T’à dda fare ‘na vestecedde
totta chiena de ciancianedde.
Nenna nonna GgeSu Bammine
‘a Madonne à dda fatejare
T’à dda cosere le cose fine,
Nenna nonna Ggesù Bammine”.
Un altro canto popolare che veniva eseguito durante la tradizionale Novena era “Dalle celesti sfere”, un inno scritto in italiano verso la fine dell’800 dal canonico tarantino Giuseppe Ricciardi, allora Padre Spirituale della SS. Trinità divenuto poi vescovo di Nardò.
Alla fine della Novena, accompagnati da un gruppetto di bandisti, si intonavano le litanie in un clima festoso.
A conclusione del tutto i ragazzini che cantavano:
“’A nnate ‘u Bammine
a ccase d’a Fiscine
sparame le bomme
abbasc’a Marine”
In questo modo si aspettava la nascita del bambino Gesù, un'attesa scandita da una fede semplice e popolare, ma che contribuiva a predisporre il cuore ad accogliere il mistero del Santo Natale.
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