Victimae pascháli láudes
ímmolent Christiáni.
Agnus redémit óves:
Crístus ínnocens Pátri
reconciliávit peccatóres.
Mors et víta duéllo
conflixére mirándo:
dux vítae mórtuus, régnat vívus.
Dic nóbis María,
quid vidísti in vía?
Sepúlcrum Chísti vivéntis,
et glóriam vídi resurgéntis:
angélicos téstes,
sudárium et véstes.
Surréxit Chrístus spes méa:
pracédet súos in Galilaéam.
Scímus Chrístum surrexísse
a mórtuis vere:
tu nóbis, víctor Rex, miserére.
Amen. Alleluia.
Alla Vittima pasquale
i cristiani offrano lodi.
L'Agnello ha redento le pecorelle:
Cristo innocente ha riconciliato
i peccatori con il Padre.
La morte e la vita
si sono battute in uno stupefacente duello:
il signore della vita, morto, vivo regna.
Dicci, Maria, che hai veduto per via?
"Ho visto il sepolcro di Cristo vivente
e la gloria di lui risorto.
Gli angeli testimoni,
il sudario e le vesti.
È risorto Cristo, mia speranza:
precederà i suoi in Galilea."
Sappiamo che Cristo
è veramente risorto dai morti:
tu, o re vittorioso, abbi pietà di noi.
Amen.Alleluia.
Il Victimae Paschali è una sequenza che tradizionalmente viene cantata nella solennità di Pasqua e, facoltativamente, nell'ottava.
La composizione, ritenuta dell'XI secolo, viene tradizionalmente attribuita al monaco Wippone, cappellano dell'imperatore Corrado II, ma è stata anche attribuita ad altri, quali l'abate Notker Balbulus, Roberto II di Francia detto il Pio, il compositore di inni latini Adamo di San Vittore.
Insieme ad altre quattro sequenze medievali Victimae Paschali Laudes è tra quelle che sono state preservate nel Missale Romanum pubblicato nel 1570 in seguito al Concilio di Trento svoltosi tra il 1545 e il 1563. Le altre sequenze sono il Dies irae, Lauda Sion Salvatorem, lo Stabat Mater (tolto e poi reinserito) e Veni Sancte Spiritus.
Le cinque sequenze sono state ancora mantenute dalla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II ed attualmente in uso nella Chiesa cattolica.
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