8 giugno 2026

Tantum ergo

Tantum ergo Sacraméntum
Venerémur cérnui;
Et antíquum documéntum
Novo cedat rítui.
Præstet fides suppleméntum
Sénsuum deféctui.
Genitóri, Genitóque
Laus et iubilátio;
Salus, honor, virtus quoque
Sit et benedíctio.
Procedénti ab utróque
Compar sit laudátio. 
Amen.

Un sì gran sacramento;
adoriamo, dunque, prostrati
l'antica legge
ceda al nuovo rito,
e la fede supplisca
al difetto dei nostri sensi.
Gloria e lode,
salute, onore,
potenza e benedizione
al Padre e al Figlio:
pari lode abbia Colui
che procede da entrambi.
Amen.

Il Tantum Ergo è un inno liturgico composto dalle ultime due strofe del Pange Lingua, composto da San Tommaso d'Aquino per la celebrazione della solennità del Corpus Domini.

Ecce panis Angelorum

Ecce panis Angelórum,
Factus cibus viatórum:
Vere panis filiórum,
Non mitténdus cánibus.

In figúris præsignátur:
Cum Isaac immolátur,
Agnus Paschæ deputátur,
Datur manna pátribus.

Bone Pastor, Panis vere,
Jesu, nostri miserére,
Tu nos pasce, nos tuére,
Tu nos bona fac vidére
In terra vivéntium.

Tu, qui cuncta scis et vales,
Qui nos pascis hic mortáles,
Tuos ibi commensáles,
Coherédes et sodáles
Fac sanctórum cívium. 
Amen.

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non va gettato ai cani.

Con i simboli è annunziato:
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei vivi.

Tu che tutto sai e puoi:
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi eredi
alla tavola del cielo,
nella gioia dei tuoi santi. 
Amen.

1 giugno 2026

La Materdomini di Laterza


Opera:  Materdomini
Autore: Donato Fortunato
Anno: 1728
Materiale e tecnica:  Manichino in legno vestito
📍 Ubicazione:  Laterza, Santuario della Materdomini

Descrizione:  L'opera appartiene alla tradizione napoletana dei manichini rivestiti con abiti solenni. Da alcune ricerche su documenti d’archivio e antichi manoscritti, è stato possibile identificare l’autore della scultura nello scultore settecentesco Donato Fortunato, artista formatosi nell’ambiente napoletano e attivo tra Basilicata e Sud Italia. Gli studi hanno inoltre permesso di ricostruire parte della sua biografia e di collegare alla sua mano altre opere del territorio meridionale. (dal web)

Devozione: Patrona della città di Laterza viene festeggiata in modo solenne ogni anno il 20 maggio.

Il Gesù del Getsemani di Pestum

 


Opera:  Gesù nell'orto del Gesemani
Autore:  Giovanni Prini
Anno: 1956
Materiale e tecnica:  marmo
📍 Ubicazione:  Paestum, Santuario del Getsemani

Descrizione:  La statua rappresenta Gesù inginocchiato, in preghiera nell’orto degli ulivi nel momento in cui accetta di compiere fino in fondo la volontà del Padre. Viso, mani e piedi di Gesù sono in marmo statuario di Carrara. La veste è di marmo rosso del Monte Amiata, mentre la roccia su cui il corpo si adagia è di pietra locale. Sono cinque gli esemplari simili creati dallo scultore, presenti anche nelle Chiese di Novara, Roma e Lecce.

Devozione: L'immagine si trova nel Santuario del Getsemani, a Paestum meta di molti Pellegrini ed attira l'ammirazione e la commozione di tutti

23 maggio 2026

Salve dell' Umbria

Inno a Santa Rita

Salve dell’Umbria – eletto fiore,
del popol nostro – gioia ed onore,
ai tuoi devoti – implora aita,
o Santa Rita

I voti nostri – dal Ciel seconda,
su noi prosegui – l’opra feconda
dall’ape industre – già presagita,
o Santa Rita

Qual tra le spine – cresce la rosa
e i suoi profumi – dà generosa,
fu tutta un balsamo – l’aspra tua vita,
o Santa Rita




22 maggio 2026

La Festa della Regina Apulia a Molfetta

Il IV venerdì del mese di maggio si celebra la Festa della Regina Apuliae.
Il dipinto si trova nel Pontificio Seminario Regionale Pugliese e fu donato dal Santo Padre Pio XII.
Si tratta di un autentico affresco riportato su tela, risalente al secolo XIV e presumibilmente di Scuola Romana, ancora sotto l’influsso bizantino.

La sacra immagine, restaurata nel 1925 nei laboratori della Pinacoteca Vaticana, dopo essere appartenuta al Convento delle monache di San Cosimato in Trastevere, poi alla Sagrestia dello Cappella Paolina e alla Floreria Apostolica, fu destinata alla Chiesa del Seminario e intronizzata nella sua Cappella l’8 Dicembre 1942

E' molto venerato a Molfetta, in particolare da tanti sacerdoti che hanno studiato nel Pontificio Seminario che lo ricordano sempre con affetto.

PREGHIERA

O Stella della Sera, 

lampada d’oro fino, 

accesa per chi spera 

nel Figlio tuo divino. 

Preghiera di chi nasce, 

conforto di chi muore,

guida al gregge che pasce 

per le vie del Signore.

O Madre nostra pia, 

ave Maria.

Tu sei la porta d’oro 

che schiude il Paradiso, 

dei martiri l’alloro,

dei vergini il sorriso. 

La tua grazia ti mostra 

Benigna a chi t’implora, 

e il popolo si prostra 

innanzi a te, Signora;

e t’invoca, serena:

gratia plena.


16 maggio 2026

Salus Populi Romani

 



Opera: Salus Populi Romani
Autore: Ignoto
Anno: V - XIII sec.
Materiale e tecnica:  Icona dipinta su base di cedro
📍 Ubicazione: Roma, Basilica Santa Maria Maggiore
📷 Foto tratta dal Web

Descrizione: Icona di stile bizantina, rappresenta la Vergine Maria con in braccio Gesù bambino benedicente. Tradizionalmente ritenuta originaria di Gerusalemme, dove sarebbe stata dipinta dallo stesso san Luca, per comparire poi a Roma sotto Papa Sisto III (432-440) ed essere da lui donata alla Basilica costruita da Papa Liberio sull’Esquilino (352-366), l’immagine mostra in realtà caratteri di stile cronologicamente più avanzati che portano la datazione tra il secolo VIII e XIII. 

Devozione: La più venerata delle icone romane, nei secoli molti papi hanno pregato davanti a Lei. Vi sono copie della Salus Populi in tutto il mondo, realizzate ad opera dei frati Gesuiti per le loro opere di evangelizzazione.

12 maggio 2026

La Stella Maris di Taranto

 

Opera:  Stella Maris
Autore:  Ferdinando Stufflesser
Anno: 1947
Materiale e tecnica:  Simulacro ligneo
📍 Ubicazione:  Taranto, Cappella della Ferrovia "Stella Maris"

Descrizione:  Simulacro ligneo ad altezza naturale della Vergine Maria "Stella Maris", commissionata ad Ortisei alla fine della Seconda Guerra Mondiale per poter essere posta nella parrocchia a Lei intitolata.

Devozione: L'immagine viene portata Solennemente in Processione in occasione della Festa in suo onore nei primi di Settembre

Gli otto santi di Ruvo di Puglia

 


Opera:  Otto Santi - Cristo accompagnato al Sepolcro
Autore:  Raffaele Caretta
Anno: 1919
Materiale e tecnica:  Gruppo statuario in cartapesta leccese
📍 Ubicazione:  Ruvo di Puglia(BA), Chiesa di San Rocco
 📷 Foto tratta dal Web 

Descrizione:  Gruppo statuario ispirato ad un famoso dipinto di Antonio Ciseri, rappresenta Nicodemo, Giuseppe d'Arimatea e San Giovanni che trasportano il Cristo Morto accompagnati dall'Addolorata, Maria di Cleofa, Maria Salome e Maria Maddalena. L'opera fu realizzata in cartapesta leccese da Raffaele Caretta, su commissione della Confraternita Opera Pia San Rocco.

Devozione: Il gruppo statuario viene portato in Processione della Confraternita di San Rocco la notte del Mercoledì Santo per le vie della città destando ammirazione e commozione.

Il busto di Santa Lucia ad Erchie



Opera:  Busto di Santa Lucia
Autore:  Ignoto
Anno: 1638
Materiale e tecnica:  mezzobusto in legno con doratura
📍 Ubicazione:  Santuario Santa Lucia, Erchie

Descrizione:  Mezzobusto ligneo raffigurante Lucia, con la mano destra tiene gli occhi, con la sinistra la palma del martirio. All'altezza del petto vi è la reliquia della Santa. Realizzato nel 1638 in sostituzione di un quadro posto sull'altare maggiore, nel 1650 venne effettuata l'indoratura.

Devozione: Il busto viene portato in Processione in onore dei festeggiamenti in onore della Santa nella città di Erchie

Il busto reliquiario di Santa Susanna

 



Opera:  Busto Santa Susanna
Autore:  ignoto
Anno: prec. 1664
Materiale e tecnica:  Mezzobusto ligneo dorato 
📍 Ubicazione:  Chiesa Madre Torre Santa Susanna

Descrizione:  Mezzobusto ligneo raffigurante Santa Susanna con il capo rivolto verso l'alto. Nella mano destra tiene la torre, simbolo della città e nella sinistra la palma del martirio. All'altezza del petto vi è la reliquia della Santa.

Devozione: Santa Patrona della città

11 maggio 2026

Il Simulacro di San Cataldo a Taranto


Opera: San Cataldo 
Autore: Virginio Mortet
Anno: 2003
Materiale e tecnica: Simulacro in Argento fuso
📍 Ubicazione: Taranto, Basilica Cattedrale San Cataldo

Descrizione: Statua argentea di San Cataldo, Patrono di Taranto con paramenti vescovili in atto di benedire la città. Il Simulacro è stato commissionato per sostituire uno simile molto pesante realizzato nel 1984 in seguito al furto subito nel 1983 di un altro risalente al XIX sec.

Devozione: Durante i festeggiamenti patronali viene Solennemente esposto in Cattedrale e portato in Processione nelle giornate dell' 8 e del 10 maggio.

24 aprile 2026

I Santi Medici nel Santuario di San Cosimo alla macchia - Oria

Opera: Santi Medici Cosma e Damiano
Autore: Ignoto
Anno: 1850 circa
Materiale e tecnica: legno
📍 Ubicazione: Oria, Santuario di San Cosimo alla macchia

Descrizione: Coppia di statue in legno, dipinte e arricchite da elementi in tessuto e ricami in oro, che rappresentano i due fratelli martiri Cosma e Damiano.

Devozione: Sono oggetto di forte devozione nel Santuario di San Cosimo alla macchia, meta di numerosi Pellegrini

23 aprile 2026

Il busto reliquiario di S. Agata a Catania


Opera: Busto Reliquiario di S. Agata
Autore: Giovanni di Bartolo
Anno: 1373-76
Materiale e tecnica: Argento sbalzato con smalti policromi
📍 Ubicazione: Catania, Cattedrale

Descrizione: Statua a mezzobusto con l'incarnato del volto in fine smalto e capelli in oro, è un capolavoro dell’oreficeria avignonese con elementi tipici dell’arte gotica.
Nel tempo è stato arricchito di gioielli, donati dai fedeli.
L’opera custodisce la cassa toracica mentre nella testa si trova il teschio. Le altre sacre reliquie si trovano all’interno dello scrigno. Due grandi angeli in argento dorato sono posti ai lati del busto. 
La santa tiene nella mano destra una lunga croce accompagnata da gigli anch’essa ricoperta di gioielli e nell’altra una tavoletta su cui si trova l’iscrizione latina M.S.S.H.D.E.P.L., che in italiano significa “Mente santa e spontanea, onore a Dio e liberazione della patria”.

Devozione: Ogni anno viene portato in Processione e venerato durante la grande festa in onore della Santa che si tiene a Catania agli inizi di febbraio.

Maria SS. Immacolata - Taranto


Opera: Maria SS. Immacolata
Autore: Ignoto, scuola napoletana
Anno: 1679
Materiale e tecnica: Simulacro ligneo con vestito
📍 Ubicazione: Taranto, Santuario della Madonna della Salute

Descrizione: La Vergine Immacolata, con le mani giunte su un lato e lo sguardo proteso verso il cielo è posta sopra la luna ed il serpente che le insidia i piedi. Sul suo capo una corona di dodici stelle.
L'abito bianco con manto celeste è ricamato in oro. 

Devozione: Patrona di Taranto, titolare della Confraternita dell'Immacolata, viene festeggiata solennemente l'8 dicembre con una grande Processione per le vie del centro storico.
Nel mese di Febbraio viene celebrato un Triduo votivo in suo onore in ricordo dell'elezione a Patrona della città bimare

Maria SS. Addolorata - Taranto

Opera: Maria SS. Addolorata
Autore: Ignoto, scuola napoletana
Anno: XVIII sec. 
Materiale e tecnica: Simulacro ligneo con vestito
📍 Ubicazione: Taranto, Chiesa di San Domenico

Descrizione: Simulacro ligneo della Vergine Maria vestita con abito di lutto. Il volto esprime una intensa espressione di dolore, le mani reggono il fazzoletto ed il cuore trafitto.

Devozione: Titolare della Confraternita della SS. Addolorata e San Domenico, oggetto di una forte devozione nella città di Taranto, viene portato in Processione la notte tra il giovedì e venerdì Santo e a terza domenica di Settembre in occasione della Sua festa.



13 aprile 2026

Victimae paschali

 

Victimae pascháli láudes
ímmolent Christiáni.

Agnus redémit óves:
Crístus ínnocens Pátri
reconciliávit peccatóres.

Mors et víta duéllo
conflixére mirándo:
dux vítae mórtuus, régnat vívus.

Dic nóbis María,
quid vidísti in vía?
Sepúlcrum Chísti vivéntis,
et glóriam vídi resurgéntis:
angélicos téstes,
sudárium et véstes.

Surréxit Chrístus spes méa:
pracédet súos in Galilaéam.

Scímus Chrístum surrexísse
a mórtuis vere:
tu nóbis, víctor Rex, miserére.

Amen. Alleluia.

Alla Vittima pasquale
i cristiani offrano lodi.

L'Agnello ha redento le pecorelle:
Cristo innocente ha riconciliato
i peccatori con il Padre.

La morte e la vita
si sono battute in uno stupefacente duello:
il signore della vita, morto, vivo regna.

Dicci, Maria, che hai veduto per via?
"Ho visto il sepolcro di Cristo vivente
e la gloria di lui risorto.

Gli angeli testimoni,
il sudario e le vesti.

È risorto Cristo, mia speranza:
precederà i suoi in Galilea."

Sappiamo che Cristo
è veramente risorto dai morti:
tu, o re vittorioso, abbi pietà di noi.

Amen.Alleluia.


Il Victimae Paschali è una sequenza che tradizionalmente viene cantata nella solennità di Pasqua e, facoltativamente, nell'ottava.

La composizione, ritenuta dell'XI secolo, viene tradizionalmente attribuita al monaco Wippone, cappellano dell'imperatore Corrado II, ma è stata anche attribuita ad altri, quali l'abate Notker Balbulus, Roberto II di Francia detto il Pio, il compositore di inni latini Adamo di San Vittore.


Insieme ad altre quattro sequenze medievali Victimae Paschali Laudes è tra quelle che sono state preservate nel Missale Romanum pubblicato nel 1570 in seguito al Concilio di Trento svoltosi tra il 1545 e il 1563. Le altre sequenze sono il Dies irae, Lauda Sion Salvatorem, lo Stabat Mater (tolto e poi reinserito) e Veni Sancte Spiritus


Le cinque sequenze sono state ancora mantenute dalla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II ed attualmente in uso nella Chiesa cattolica.

Regina coeli

Regína coeli laetáre,
allelúia.
- Quia quem merúisti portáre,
allelúia.

Resurréxit, sicut dixit,
allelúia.
- Ora pro nobis Deum,
allelúia.

Gaude et laetáre, Virgo María,
allelúia.
- Quia surréxit Dominus vere,
allelúia.

Orémus.
Deus, qui per resurrectiónem Filii tui Dómini nostri Iesu Christi mundum laetificáre dignátus es, praesta, quǽsumus, ut per eius Genetrícem Virginem Maríam perpétuae capiámus gáudia vitae. Per Christum Dóminum nostrum.
Amen

Regina dei cieli, rallegrati,
alleluia.
- Cristo, che hai portato nel grembo,
alleluia,
è risorto, come aveva promesso,
alleluia.
- Prega il Signore per noi,
alleluia.
Rallegrati, Vergine Maria,
alleluia.
- Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Preghiamo.
O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine, concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore, Amen.

11 aprile 2026

Le antiche perdonanze della Diocesi di Oria

Le perdonanze che si tengono nella Diocesi di Oria nel periodo che va dalla domenica di Pasqua all’ascensione discendono direttamente dall’antico rito delle Rogazioni, Processioni che si tenevano in passato per invocare la benedizione sui campi, abolite con il Concilio Vaticano II.

Di origini antichissime, furono istituite nella prima metà del XVIII secolo dal vescovo di Oria Giambattista Labanchi, che concesse ai partecipanti a questi riti l'indulgenza plenaria.

Si comincia 11 giorni dopo la Pasqua presso il Santuario di Santa Lucia ad Erchie e si susseguono nei giovedì successivi presso la Chiesa della Madonna della Scala e nella Cripta di San Mauro che si trova all’interno del convento di S. Antonio in Oria.

Il quarto giovedì è dedicato ai Santi Medici e ci si reca in Pellegrinaggio presso il Santuario di San Cosimo alla Macchia, in questa circostanza la sera nella città di Oria si tiene la Processione con i simulacri dei Santi Medici Cosma e Damiano e dei fratelli Antimo, Leonzio ed Euprepio. In Processione viene portata anche la statua di San Barsanofio, Patrono della città.

L’ultima perdonanza è dedicata alla Madonna della Croce e si tiene a Francavilla Fontana il giovedì dell’ascensione.


Il Santuario di San Cosimo alla Macchia



30 marzo 2026

La Settimana Santa a Taranto

I Riti della Settimana a Santa sono l’appuntamento più importante per la religiosità popolare della città di Taranto, che in quei giorni riscopre la propria anima identitaria unendosi attorno alle Confraternite che da secoli custodiscono la memoria dei Sacri Riti con impegno e passione durante tutto l’anno.

I Sodalizi che organizzano i Sacri Riti sono la Confraternita della SS. Addolorata e San Domenico e l’Arciconfraternita del Carmine.

I Confratelli partecipano con il cappuccio calato sul volto e con un passo molto letto e cadenzato, detto “nazzecata”, un lento oscillare del corpo che rende l’avanzare della processione estremamente solenne e crea un forte contrasto con la frenesia del mondo circostante.

La colonna sonora dei Riti della Settimana Santa tarantina sono certamente le celebri marce funebri, componimenti per banda caratterizzati da tempi lenti e melodie solenni che ben si uniscono alle atmosfere di mestizia che caratterizzano i Sacri Riti.


La Domenica delle Palme

La mattina della Domenica delle Palme vengono benedetti i ramoscelli di ulivo, la sera le Confraternite si riuniscono in assemblea straordinaria per l’assegnazione dei posti per lo svolgimento dei Riti. L’aggiudicazione avviene tramite gara, durante la quale i Confratelli competono presentando la propria offerta.


Il Pellegrinaggio

Alle ore 15 dalla Chiesa del Carmine escono le coppie dei Confratelli che svolgono il loro Pellegrinaggio visitando gli altari della Resurrezione allestiti nelle varie parrocchie della città.

Le poste del Pellegrinaggio vengono dette “di città” se si dirigono verso la città vecchia, “di campagna” se si dirigono verso le Chiese della città nuova, in quanto in passato questa parte di Taranto consisteva di campagne.

Procedendo lentamente svolgono il loro Rito, sono chiamati anche “perdune” i quanto richiamano gli antichi Pellegrini che si dirigevano in Pellegrinaggio per chiedere il perdono dei peccati.


La Processione dell’Addolorata

Allo scoccare della mezzanotte tra il Giovedì e il Venerdì Santo si affaccia sul portale della Chiesa di San Domenico il simulacro dell’Addolorata per ricevere l’abbraccio della città.

Di fronte ad una folla gremita, viene portata giù per la scalinata e si pone sul pendio San Domenico cominciando il suo lento pellegrinaggio per le vie del centro storico e del borgo.

Apre la Processione il Confratello che porta la troccola, al quale spetta il compito di regolare l’andatura, seguito da una coppia di bambini recanti al collo le “pesare”, dalla croce dei misteri e da 15 coppie, dette anche “poste”, di Confratelli intervallati da tre crociferi.

I crociferi procedono a piedi scalzi, senza indossare la mozzetta e portano sulle spalle una croce di legno. Sono in tre a ricordo delle tre cadute di Cristo verso il Calvario.

L’ordine della Processione è affidato a 3 Confratelli detti “mazzieri”

La posta più vicina alla statua della Vergine è detta “trono” in quanto al centro un Confratello porta il bastoncino, simbolo del governo della Confraternita.

Alla fine del corteo, preceduta dal padre Spirituale vi è il Simulacro della Vergine Addolorata.


La statua, di rara bellezza e grande espressività, è posta su una base nera con bordature ed è portata sulle spalle da 4 Confratelli in abito di rito detti “sdangheri” e da altri 4 che sono di supporto chiamate “forcelle”.

Secondo una antica tradizione la Vergina Addolorata vaga per tutta la notte alla ricerca del suo figlio Gesù e per questo percorre le strade della città fermandosi davanti a tutte le Chiese che incontra sul suo precorso.

La Processione dura oltre 14 ore, costantemente seguita da una folla di fedeli e rientra nel pomeriggio di Venerdì Santo quando nella Chiesa comincia l’azione liturgica.


La Processione dei Sacri Misteri

Alle ore 17, dalla Chiesa del Carmine ha inizio la Processione dei Misteri.

Apre il corteo il Confratello che porta la troccola, seguito dal Gonfalone e dalla Croce di misteri.

Intervallati dalle coppie di Confratelli vengono portati in Processione i Simulacri di Gesù nell’Orto, Gesù alla Colonna, Ecce Homo, la Cascata, il Crocifisso, la Sacra Sindone, Gesù morto e dell’Addolorata.


Le statue di Gesù morto e dell' Addolorata, commissionate a Napoli dal nobile Diego Calò, furono donate alla Confraternita del Carmine nel 1765 dal suo erede Francescantonio Calò, andando a dare origine così al primo nucleo intorno al quale nel tempo si è formata l’attuale Processione.

Accanto alla statua del Gesù morto, 4 personalità scelte dalla Confraternita reggono il laccio d’onore.

La Processione attraversa le vie del Borgo Umbertino e, dopo una sosta nella Chiesa di San Francesco di Paola rientra nella Chiesa del Carmine la mattina di Sabato Santo.

Il Troccolante, avvicinandosi lentamente al portone della Chiesa, bussa con il bordone per tre volte e le porte si aprono per accogliere il rientro della Processione.

Al rientro dell’ultima statua, quella della Vergine Addolorata il portone viene chiuso segnando la fine della Settimana Santa Tarantina.

Verrà riaperto la sera quando, così come in tutte le Chiese si celebrerà la Veglia Pasquale per annunciare al mondo che la morte è stata vinta con la resurrezione di Gesù Cristo.



16 marzo 2026

Gesù mio, con dure funi

Gesù mio, con dure funi, come reo chi ti legò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, la bella faccia, chi crudele ti schiaffeggiò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, di fango e sputi, il bel volto chi t’ imbrattò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, le belle carni, chi spietato ti flagellò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, la nobil fronte, chi di spine t’incoronò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, sulle Tue spalle, chi la Croce ti caricò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, la dolce bocca, chi di fiele t’amareggiò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, le sacre mani, chi con chiodi ti trapassò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, quei stanchi piedi, sulla Croce chi ti inchiodò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Gesù mio, l’amante core, con la lancia chi trapassò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

O Maria, quel Tuo bel Figlio, chi l’uccise e tel rubò?

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

Sono stati i miei peccati Gesù mio perdon, pietà.

 


Canto devozionale dedicato alla Passione di Cristo, cantato in modo particolare durante le celebrazioni della Settimana Santa. E' stato composto nel XVIII secolo da S. Alfonso Maria de Liguori, Santo napoletano noto per essere l'autore di "Tu scendi dalle stelle".

dello stesso autore: "o fieri flagelli"

O fieri flagelli

O fieri flagelli che al mio Redentore
Le carni squarciate con tanto dolore
Non date più pene al caro mio bene
Non più tormentate l’amato Gesù
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Che causa ne fu.
O spine crudeli che al mio Redentore
La testa pungete con tanto dolore
Non date più pene al caro mio bene
Non più tormentate l’amato Gesù
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Che causa ne fu.
O chiodi spietati che al mio Redentore
Pie’ e man trapassate con tanto dolore
Non date più pene al caro mio bene
Non più tormentate l’amato Gesù
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Che causa ne fu.
O lancia tiranna che al mio Redentore
In fianco trafiggi con tanto dolore
Ti bastan le pene già date al mio bene
Non più tormentate l’amato Gesù
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Che causa ne fu.
Trafiggi, trafiggi, trafiggi quest’alma
Tragiggi. Trafiggi, trafiggi quest’alma
che causa ne fu
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Ferite, ferite, ferite quest’alma
       Che causa ne fu.
 



Canto popolare usato durante la meditazione della Passione di Cristo, in modo particolare durante le celebrazioni della Settimana Santa, è stato composto nel XVIII secolo da S. Alfonso Maria de Liguori, Santo napoletano noto per essere l'autore di "Tu scendi dalle stelle".

dello stesso autore: "Gesù mio con dure funi"

13 marzo 2026

Tuppe tuppe

LAUDE PER L'ARRESTO DI GESU'

Tuppe tuppe

U Venerdia Sande A Madonne se pose u mande 

No aveve cu ci scire E sola sola se ne partije. 

Camminoje e camminoje, San Pietre nnanze se truvoje. 

Ce Je Marie ca sembe chiange? 

Hagghie perse u figghie mije. Tu lè perse, je lhagghie acchiate

Va jndre a ccase de Pilate

Tuppe tuppe! Ci è alla porte? J so, Maria la sbendurate. 

Mamma mia, no pozzaprère Ca le Giudeje mhanne alliate 

Famme fa nu pare de chiueve ma no lluenghe no suttile 

pe trapanà carna gintile, pe trapanà carna de Sande.

Quedda zinghera maledette Le fece luenghe strette, 

Gesù Criste la maledicije, cu sembe sperte cu ddigghia scire

Ce me de nu poche dacque. No ssacce né ffundanè manghe le strade 

No llagghie maje camenate. Ce tincrinave nu picca cape a nennarella thagghia daje

Tuppe tuppe! Ci è alla porte? 

J so, Maria la sbendurate. 

Mamma mia, no pozzaprère Ca le Giudeje mhanne alliate

Sulle note della marcia funebre "Inno a Cristo Morto" composta da Giuseppe Cacace intorno al 1850, considerata la prima marcia funebre della Settimana Santa Tarantina.

I canti della Via Crucis

Durante il periodo di Quaresima nelle Chiese di Taranto si rivive l’antico rito della Via Crucis.
L’Arciconfraternita del Carmine e la Confraternita della SS. Addolorata e San Domenico, antichi custodi dei Riti della Settimana Santa Tarantina, svolgono il Pio esercizio nelle loro sedi la sera della domenica in celebrazioni molto seguite da fedeli e appassionati.
I confratelli, in abito di rito, girano per la Chiesa portando la Croce e le candele fermandosi ad ogni stazione in un’atmosfera coinvolgente, carica di pathos. 
I canti eseguiti sono stati composti dal frate francescano Serafino Marinosci su versi attribuiti al Metastasio e rievocano la Passione di Cristo.

CANTO DI INTRODUZIONE

Teco vorrei Signore,    
oggi portar la croce,   
nella tua doglia atroce   
io ti vorrei seguir.   

Ma troppo infermo e lasso
donami, tu coraggio,
acciò nel mesto viaggio,
non m'abbia da smarrir.

Tu col prezioso Sangue 
vammi segnando i passi 
ch'io laverò quei sassi 
col mio lacrimar.

Né temerò smarrirmi
pel monte del dolore,
quando il tuo santo amore
m'insegni a camminar.

STAZIONE I
GESÙ È CONDANNATO A MORTE

Se il mio Signor diletto    
a morte hai condannato           
spiegami almen Pilato         
qual fosse il suo fallir?

Che se poi l'innocenza
da te error si appella
per colpa così bella
potessi anch'io morir.
STAZIONE II
GESÙ È CARICATO DELLA CROCE

So che del tuo supplizio 
appare reo ch'il porta.
so che la pena è scorta 
del già commesso error.

Ma se Gesù si vede
di croce caricato
paga l'altrui peccato
il suo immenso amor.

STAZIONE III
GESÙ CADE LA PRIMA VOLTA

Chi porta in pugno il mondo 
a terra è già caduto,
né gli si porge aiuto, 
oh ciel che crudeltà.  

Se cade l'uomo ingrato
tosto Gesù il conforta
ed è per Gesù morta,
al mondo ogni pietà?

STAZIONE IV
GESÙ INCONTRA SUA MADRE

Sento l'amaro pianto
della dolente Madre,
che gira fra le squadre
in traccia del suo Ben.

Sento l'amato Figlio,
che dice: Madre, addio;
più fier del dolor mio,
il tuo mi passa il sen.

STAZIONE V
GESÙ È AIUTATO DAL CIRENEO A PORTARE LA CROCE

Se di tue crude pene 
son'io, Signore, il reo
non deve il Cireneo, 
la Croce tua portar. 

Se io sol potei per tutti
di Croce caricarti,
potrò in aiutarti
per uno sol bastar.

STAZIONE VI
LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ


Sì vago è il vostro affanno 
bel volto del mio bene,
che quasi di voi diviene
amabile il dolor.  

In cielo che sarete
se in rozzo velo impresso
da tante pene oppresso
innamorate ancor.

STAZIONE VII
GESÙ CADE LA SECONDA VOLTA 

Sotto i pesanti colpi
della ribalda scorta, 
un nuovo inciampo porta 
a terra il mio Signor.  

Più teneri dei cuori
siate voi, duri sassi,
né più ingombrate i passi
al vostro Creator.
  
STAZIONE VIII
GESÙ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME

Figlie non più su queste
piaghe, che porto impresse,
ma sopra di voi stesse 
vi prego lacrimar.

Serbate il vostro pianto,
o sconsolate donne,
quando l'empia Sionne
vedrete rovinar.

STAZIONE IX
GESÙ CADE LA TERZA VOLTA

L'ispido monte mira 
il Redentor languente,
e sa che inutilmente  
per molti ha da salir. 

Quest'orrido pensiero,
sì al vivo il cuor gli tocca,
che languido trabocca,
e sentesi morir.

STAZIONE X
GESÙ È SPOGLIATO DELLE SUE VESTI

Mai l'arca del Signore,
del vel si vide scarca.
é ignudo il Dio dell'arca 
vedrassi e senza vel. 

Se nudità sì bella
or ricoprir non sanno;
dite, mio Dio, che fanno
i Serafini in ciel?
STAZIONE XI
GESÙ È INCHIODATO SULLA CROCE

Vedo sul duro legno 
disteso il mio diletto, 
e il primo colpo aspetto 
dall'empia crudeltà.

Quelle preziose mani
che al tornio sembran fatte
ahi che il martel le batte
senz'ombra di pietà.
STAZIONE XII 
GESÙ MUORE IN CROCE

Veder l'orrenda morte
del suo Signor non puote,
onde si copre il sole
e mostra il suo dolor.

Trema commosso il mondo
il sacro Vel si spezza;
piangon per tenerezza
i duri marmi ancor.
STAZIONE XIII
GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE

Tolto di croce il Figlio,
l'avide braccia stende
l'afflitta Madre e prende 
nel grembo il morto Ben.

Versa per gli occhi il core
in lacrime disciolto;
bacia quel freddo volto,
e se lo stringe al sen.

STAZIONE XIV 
GESÙ È DEPOSTO NEL SEPOLCRO

Tomba che chiudi in seno  
il mio Signor già morto,
fin ch'ei non sia risorto
non partirò da te.  

Alla spietata morte
allor dirò con gloria,
dov'è la tua vittoria,
dov'è, dimmi dov'è?

CANTO DELLA DESOLATA

Muta, trafitta, immobile
Madre dolente stai!  
E dal Diletto esanime  
gli occhi staccar non sai.   

Spente le luci pallide
le amate guance miri,
le labbra non più rosee,
cessati anch'i sospir.

E in cor gli atroci battiti
Ti ripercuote amor

Ahi! quanto, o Madre amabile,
fia grande il tuo dolor!


16 gennaio 2026

Gesù bambino di Betlemme

L’immagine molto amata del Gesù bambino di Betlemme, con la dolcezza delle sue mani poste sotto il viso e della sua posa riconoscibile è collocata durante l’anno sotto l’altare della Cappella dell’Immacolata Concezione nella Chiesa di S. Caterina a Betlemme.

Ogni anno, nella notte di Natale viene portata nella Grotta della Natività e adagiata sulla stella d’argento. Dopo essere stata adagiata viene coperta da un lenzuolo e vengono recitati i versi del Vangelo di Luca, quindi viene posta nella mangiatoia dove resterà fino alla vigilia dell’Epifania.
La statua venne commissionata da Padre Gabino Montorio nel 1921 in un laboratorio artistico di Barcellona (Casa Viuda de Reixach) insieme ad una immagine di Gesù bambino seduto in trono gotico con i piedi appoggiati su due cuscini rossi ornati da frange d’oro, con una mano benedicente e l’altra recante un globo azzurro coronato da una croce.
L’immagine, della misura di circa 50 cm., fu consegnata alla custodia di Terra Santa il 25 febbraio dello stesso anno e da allora lo stesso laboratorio ne produce diverse copie sparse in tutto il mondo che hanno contribuito ad aumentare la devozione all’immagine di Gesù bambino.

 
 

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