27 maggio 2025

Il Santuario della Madonna della Salute in Taranto

I Gesuiti a Taranto
I padri Gesuiti arrivarono a Taranto nel 1612 durante le loro missioni evangelizzatrici e conquistarono tanto i Tarantini che con questi vollero con fermezza che fondassero un collegio nella propria città per rimanervi stabilmente, tanto che nel 1622 si stabilirono definitivamente presso Palazzo Visconti a cui era attigua la Chiesa del Salvatore, nei pressi della Cattedrale. 
Da allora i Gesuiti offrivano una doppia azione educativa e religiosa in tutta la diocesi ed in quelle limitrofe, tanto da contribuire attivamente alla formazione della cultura e della società dell’epoca. 
Nel 1655 la Chiesa cominciava ad essere troppo piccole per le esigenze della Compagnia e cominciò a prendere forma l’idea di costruire una nuova Chiesa. 
Nel 1672 il principe Antonio Albertini offrì una cospicua somma di denaro per dare inizio ai lavori e nel 1686 cominciò a prendere forma la Chiesa, denominata “Chiesa del Gesù” annessa al già esistente convento che venne ampliato.
Il progetto venne elaborato dall’Architetto gesuita Tommaso Vanneschi sul modello delle Chiese della Compagnia di Lecce e Molfetta.
Al progetto iniziale di una Chiesa a sviluppo longitudinale prese piede ben presto l’idea di un impianto a croce greca con cupola a centro.
Rimasti fermi i lavori per diversi anni, a causa delle difficoltà a reperire le risorse economiche, la costruzione della Chiesa fu completata nel 1763, sebbene l’altare fosse stato consacrato già nel 1752.
Ma il destino volle che i Gesuiti non restassero troppo tempo in quel Tempio, infatti ilo 21 Luglio 1767 la Compagnia venne soppressa da Papa Clemente XIV e nel 1774 il collegio e la Chiesa furono acquisiti dall’Ordine Monastico degli Olivetani, fondati secondo la Regola di San Benedetto. La chiesa prese così il nome di Monteoliveto con il quale è ancora oggi conosciuto.

Descrizione della Chiesa
La facciata della Chiesa richiama quelle del periodo della Controriforma dei secoli XVII e XVIII, possiede due ordini sovrapposti, cadenzati da lesene con capitelli ionici e compositi nella parte superiore, alleggeriti da quattro nicchie nella parte inferiore e due in quella superiore,
Il portale ha il timpano spezzato al di sopra del quale è incastrato lo stemma dell’Ordine dei Domenicani, mentre nell’ordine superiore si trova una grande vetrata policroma.
La facciata è rimasta incompleta in quanto manca il coronamento superiore.

L’interno
All’interno, sui timpani dei quattro arconi impostati su grandi pilastri che descrivono la pianta a croce greca, svetta la cupola affrescata da un cielo stellato. Nella lanterna che sovrasta la cupola vi è la colomba dello Spirito Santo.
Nei peducci sotto la cupola sono stati affrescati i quattro evangelisti da un autore ignoto del XX secolo.
A destra dell’ingresso è collocato l’altare in marmo dedicato all’Arcangelo Raffaele, con la statua lignea del Santo.
Il culto dell' Arcangelo ha avuto una notevole diffusione nel '700 grazie al contributo di P. Raffaele Manca che nelle sue missioni ne diffondeva l'immagine.
Molto noto fu il "miracolo della cera" che avvenne un anno durante le celebrazioni in onore dell'Arcangelo Raffaele.
In quel periodo vi era carenza di cera e P. Raffaele per poter celebrare la festa di San Raffaele la chiese al Padre Rettore con promessa di pagare quella che si era consumata. Alla fine delle funzioni, dopo che le candele arsero per tutta la giornata davanti all'Immagine del Santo, con gran stupore di tutti quando si procedette al peso, si notò che questi era il medesimo calcolato prima delle funzioni, e che non se n'era consumato neanche un grammo
A sinistra vi è l’altare dedicato a S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, conteneva una fontanella da cui sgorgava “l’acqua di S. Ignazio” che veniva benedetta e distribuita in occasione dei Festeggiamenti del Santo.
All’estremo braccio del transetto è collocato l’altare del crocifisso che reca nel paliotto lo spazio per contenere l’immagine del Cristo Morto. Ai lati dell’altare due nicchie contenevano le statue di San Luigi e di San Giuseppe
Di fronte l’altare dedicato al Sacro Cuore, con ai lati due nicchie che contenevano le statue di S. Anna e di San Francesco de Geronimo.
Il dipinto del Sacro Cuore è di Mario Barberis, uno dei più celebri autori di santini dell’epoca, ed è datato 1940.
Nato a Roma nel 1893, dagli anni 20 cominciò a produrre diverse opere pittoriche, alcune di stampo chiaramente fascista, e negli anni 30-40 si dedicò alla produzione di santini religiosi tra cui una celeberrima serie dedicata al Cuore di Gesù. In quell’epoca, dove l’alfabetizzazione era ancora un grave problema, l’insegnamento delle verità della Fede era svolto anche attraverso la diffusione delle immagini e spesso, in relazione alla diffusa ideologia trionfalistica dell’epoca, veniva presentato l’immagine di Cristo sempre più glorificato e vittorioso.
La nostra tela presenta un Gesù trionfante, vestito di bianco e circondato dagli angeli. I segni della Passione sono appena accennati e forte è il contrasto con l’ Immagine del Cristo Crocifisso che si trova nell’altare di fronte.
L’altare centrale fu commissionato dai padre Vincenzo Maria Barra nel 1751 ad Antonio di Lucca che collaborò con frate Galichio d’Amato. L’altare fu posto in loco nel 1752 .
L’altare possiede un notevole effetto pittorico, sia nel paliotto che nei gradini sotto la mensa. A destra dell’altare vi è lo stemma degli olivetani, aggiunto sicuramente quando questi presero possesso della Chiesa, a sinistra vi è quello dei Gesuiti, mentre nella parte superiore accanto al tabernacolo è presente una decorazione a calice intarsiato alternato ad un elegante motivo ad onda
Sul presbiterio erano collocati due dipinti di autori ignoti del XVII secolo, al lato sinistro era collocato il dipinto raffigurante San Nicola, mentre sulla destra vi era una tela raffigurante la pietà.
Altri dipinti erano posti in questa, tra i quali alcune opere di Paolo De Matteis, commissionati all’ artista nel periodo di permanenza a Taranto durante il quale era impegnato ad affrescare il Cappellone di San Cataldo. 
I dipinti, di proprietà dei Gesuiti, furono portati via da Taranto quando questi hanno lasciato la città. 
A Napoli, nella Chiesa del Gesù Nuovo, sull’altare di S. Ignazio è collocata, dagli anni 50, la tela della “Madonna con Sant’Ignazio e San Francesco Saverio” che era posto sull’altare maggiore, e che nel tempo ha subito diverse trasformazioni. Nell'epoca in cui i Gesuiti vennero cacciati via dal Regno, i monaci Benedettini Olivetani, nel frattempo insediatisi in chiesa, vestirono di caffettani bianchi i due santi Gesuiti del quadro per adattarli alla forma delle bianche vesti dell'Ordine Benedettino e solo duecent'anni dopo, in seguito ad un restauro del dipinto si scoprirono le vesti originarie calzate dai personaggi della tela
Dal 1992 stati portati a Grottaglie, presso la residenza dei Gesuiti i dipinti del De Matteis della Natività, della Visitazione e dell’ Adorazione dei Magi. La sacra conversazione con santi Gesuiti (trasformati anche loro in Olivetani) ed il Martirio di San Quintino del Lama e l’Assunzione di Paolo De Falco che contiene una veduta settecentesca di Taranto.

La Madonna della Salute
All’interno della Chiesa trovò posto l’icona mariana della Madonna della Salute, copia della Salus Populi Romani che si venera nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
Nel 1566 San Francesco Borgia, terzo generale dell’ordine dei Gesuiti, ottenne da Papa Pio V un permesso mai concesso in passato, quello di poter riprodurre alcune copie dell’icona che poi venivano portate dai membri della compagnia durante le loro numerose missioni in giro per il mondo, dall’America all’estremo oriente contribuendo a sviluppare ovunque la devozione verso questa immagine. 
Dalle cronache del Gesuita P. Matteo Ricci, sappiamo che il quadro portato in Cina venne diffuso in tutte le zone che i missionari riuscirono a toccare, fu donato anche all’Imperatore che ne l’ammirò a tal punto da volerla collocare nel suo palazzo. In una lettera indirizzata al generale dell’Ordine il missionario informava con semplicità che la madre dell’imperatore ne era rimasta così stupita da esclamare: «Questa è madre di un Dio vivo!», e professando la verità senza saperlo offriva ogni giorno profumi e incensi dinanzi all’immagine in segno di omaggio alla 'divina Signora'.
Una di questo copie fu destinata al collegio dei Gesuiti di Napoli, dalla quale il pittore leccese Antonio Verrio ricavò il dipinto destinato a Taranto.
La Vergine è ritratta in piedi, vestita da una tunica rosacea e da un manto bluastro bordato di oro, simboli dell’umanità e della grazia divina; ai la ti del capo le lettere greche MP OY stanno a significare Madre di Dio (Meter Theou). Sulla fronte della Madonna è segnata la croce, a significare la sua partecipazione alla Passione del figlio, e sulla spalla destra porta una stella simbolo delle celesti speranze, Maria è la stella che precede l’Aurora. 
Le mani incrociate sotto il Bambino Gesù, che è la Grazia per il mondo simboleggiano Maria come mediatrice di Grazie.
Il Bambino Gesù è vestito con una tunica rosacea ed un manto dorato a significare la sua duplice natura umana e divina ed ha nella mano sinistra il libro della Parola di Dio mentre con la destra offre la sua benedizione.
Nella mano sinistra la Madonna ha un fazzoletto che simboleggia la sua prontezza nel consolare e confortare gli infermi, ma che è anche il simbolo della sua regalità richiamando l’antica “mappula” che usavano gli imperatori.

Vicende del convento
Nel 1813, con decreto di Gioacchino Murat in seguito all’occupazione napoleonica del Regno di Napoli che soppresse gli ordini religiosi, il convento fu confiscato divenendo alloggio per gli ufficiali napoleonici mentre la Chiesa venne affidata all’Arcivescovo Mons. Giuseppe Capecelatro che la intitolò a San Napoleone.
I Canonici del Capitolo ne ottennero così la rettoria come succursale della Cattedrale.
Con la riabilitazione degli Ordini religiosi la Chiesa fu affidata ai frati Domenicani che restarono fino al 1866 quando ci fu una seconda soppressione degli ordini religiosi in seguito all’unità nazionale. Il Convento divenne proprietà del Demanio, mentre la Chiesa fu definitivamente affidata alla Curia di Taranto.
Durante la grande guerra nel 1915 la Chiesa fu requisita per adibirla a deposito di vestiario per le truppe e solo 5 anni dopo, l’8 Giugno 1920 l’Arcivescovo Mons. Orazio Mazzella la riaprì al culto.
Il 28 Aprile 1924 tornarono nella Chiesa i Gesuiti che si stabilirono nel vicino edificio denominato“ Istituto San Luigi” che veniva collegato alla Chiesa da un cavalcavia.
Nella Chiesa nel frattempo, dal 1879 si era stabilita, dalla Chiesa di San Domenico, l’Arciconfraternita del SS. Rosario che condivise la Chiesa con i Padri Gesuiti fino al 1930, anno in cui tornò nella Sede originaria portando con se le statue della Madonna del Rosario e di San Domenico.
Con il ritorno dei gesuiti la Chiesa ebbe un periodo di intensa vita spirituale ed associativa, in particolare alla devozione sempre crescente verso l’icona della Madonna della Salute, tanto che il 25 Marzo 1936, l’Arcivescovo Mons. Ferdinando Bernardi dichiarò la Chiesa Santuario Mariano con il titolo di Nostra Signora della Salute.
Il quadro della Madonna, in origine posto nel transetto di sinistra, fu posto al centro della navata all’interno di un artistico altorilievo in bronzo, opera delle fonderie Chiurazzi di Napoli.
Col passare degli anni l’insediamento dei Padri Gesuiti divenne sempre più radicato all’interno della città vecchia, tanto che numerosi sono ancora oggi i fedeli che ricordano le loro attività scolastiche e devozionali.
Agli inizi degli anni 80 del secolo scorso, i Gesuiti cominciarono a risentire della crisi che ha colto tutti gli ordini e, pian piano, cominciarono a ridurre la loro presenza fino a lasciare definitivamente la Chiesa a causa anche delle cattive condizioni della stessa. Nel 1993 un fulmine colpì la cupola e l’agibilità della Chiesa fu compromessa del tutto tanto da doverla chiudere al pubblico.
L’animo di tanti cataldiani fu ferito dall’aver perso un luogo così caro, tanto da dover richiedere un’immediato intervento di restauro.
L’Arcivescovo Mons. Benigno Luigi Papa intervenne mettendo in sicurezza lo stabile, ma una riapertura era davvero molto lontana a causa dell’enorme difficoltà nel reperire le risorse economiche necessarie.
L’Immagine della Madonna della Salute, fu recuperata dalla Chiesa oramai chiusa e posta nella Cappella del Sacramento della Basilica Cattedrale di San Cataldo grazie all’interessamento del Parroco, Mons. Marco Morrrone e del Commissario Arcivescovile delle Confraternite, Vincenzo De Vincentis, che hanno voluto preservare un bene tanto caro ai tarantini custodendola in un luogo degno in attesa di riportarla nella sua Sede originaria.

Il completamento del restauro e la riapertura
Fu durante l’episcopato di Mons. Filippo Santoro che i lavori di recupero trovarono la loro conclusione. L’Arcivescovo durante il suo insediamento nella città bimare fu accolto dall’Icona della Madonna e commosso dalle numerose testimonianze di fedeli che richiedevano in modo appassionato la riapertura del Santuario offrì un’enorme impegno per poter definitivamente terminare i lavori.
Nelle celebrazioni relative al Giubileo della Misericordia del 2016 l’Icona della Madonna della Salute ha assunto un’importanza centrale durante la cerimonia di apertura della Porta Santa in Cattedrale quando fu solennemente esposta insieme alla statua del Santo Patrono. La stessa fu portata in ospedale per offrire conforto a chi viveva l’esperienza della malattia.
Per tutta la durata dell’Anno Giubilare l’Immagine della Madonna ha trovato posto all’ingresso della Cattedrale per accogliere i pellegrini.
Intense sono state le giornate Mariane del Giubileo, durante le quali l’Immagine della Madonna della Salute è stata portata in Processione dalla piazza antistante al Santuario, ancora in fase di restauro, fino alla Basilica Cattedrale.
Fu l’Immagine della Madonna, infine che insieme alle Reliquie del Santo Patrono hanno chiuso solennemente l’anno giubilare durante la manifestazione di chiusura.
Nel frattempo dietro le impalcature in piazza Monteoliveto i lavori continuarono e le porte del Santuario si aprirono alla cittadinanza nella giornata del 6 Maggio 2018, durante un open day in cui si illustrava lo stato dei lavori e si mostravano alla cittadinanza gli enormi progressi svolti, rassicurando i cuori dei Fedeli che videro sempre più imminente la riapertura.
Fu così che il 2 Dicembre 2018 il Santuario della Madonna della Salute fu riaperto al culto ed affidato alle cure pastorali del Parroco della Cattedrale Mons. Emanuele Ferro ed alla custodia della Confraternita dell’Immacolata di Taranto che ha accolto con entusiasmo la responsabilità di custodire un bene così prezioso ed a cui i Tarantini tutti sono legati.

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