La città di Taranto ha nella Vergine Immacolata la sua patrona, la ragione di questo patrocinio si trova nello scampato pericolo ottenuto in seguito ad un violento terremoto che si verificò nel 1710.
Attualmente nel giorno della vigilia, è consuetudine digiunare in ricordo di quegli avvenimenti. Il digiuno viene rotto dopo la Messa serale con una cena a base di pesce. Col tempo la frugalita' delle origini si è persa, e l'occasione si è trasformata in un raduno tra parenti intorno alla tavola che viene riempita con pesce, baccalà, cozze, anguille, capitoni e le tradizionali pettole. Immancabili sono i broccoli, per rispettare la tradizione e per ricordare la povertà delle origini, dopo la frutta, insieme ai tradizionali dolci come il panettone od il pandoro non mancano i classici "sannacchiudere".
Anticamente era usanza rompere il digiuno con un panino di pasta soffice, detto "u mescetate", ottenuto semplicemente con acqua e farina.
La sera della vigilia vengono completati i lavori di preparazione del presepe e dell'albero di Natale e molte famiglie si riuniscono per giocare alla tombola ed alle carte fino a tarda notte.
Ma facciamo un passo indietro di tre secoli e torniamo in via Duomo, dove tutto ebbe inizio...
La sera del 7 dicembre 1710, vigilia della festa, un violento terremoto si verificò nella città di Taranto. Il popolo alle prime scosse si riunì in preghiera dinanzi alla statua della Madonna nella Chiesa di S. Lorenzo chiedendo aiuto. La mattina seguente, constatato che non vi era stata nessuna vittima, il popolo gridò al miracolo,e con il Capitolo e le Confraternite accorse a rendere grazie. Il 23 dello stesso mese, il Sindaco Giovani Capitignano e l'Università (attuale Consiglio Comunale) la proclamarono Patrona Celeste della Città; il relativo documento fu redatto il 14/2/1711 dal Notaio Antonio Catapano.
Ecco come il Notaio, dalla viva voce del Sindaco, descrive l'avvenimento:
"Nel mentre si stava solennizzando la sua festa dentro la chiesa del venerabile convento dei padri minori conventuali dell'ordine di S. Francesco d'Assisi, dove si ritrova una congregatione di special devoti sotto il titulo di detta Vergine Immaculata, e tenendosi la sua veneranda statua esposta in mezzo di detta venerabile chiesa a concorso del suo popolo devoto, con prieghi d'ottenere sempre le sue gratie dal suo Unigenito Figliuolo Christo Nostro, verso le hore quattro e mezzo di notte, succedette una scossa di terremoto, così durabile e strepitosa che atterrì non solo la città tutta, ma anco il contorno, non mai succeduta, né intesa negli secoli trascorsi, al che all'hora istessa, al suono di campane di tutte le chiese d'essa città, il popolo tutto per la devotione sudetta, con tutto che la terra scuoteva, concorse nella detta chiesa di detta Vergine Immaculata a cercar gratie di far placare con la sua intercessione l'ira e castigo di Dio benedetto, che imminentemente si vedeva dall'orribilità di detto terremoto. E nel mentre , con grandissime lacrime, e dimostrationi d'atti di penitenza , che tut'attendevano alla santa confessione, non mancandono li reverendi padri sacerdoti sì d'esso convento, come degl'altri che concorrevano, assistere a'confessionarii, a prediche, e discipline, evidentemente si vidde impetrare da essa vergine la gratia, co liberarci instantemente da tal castigo d'orrendo terremoto".
Il 26/4/1711 la Confraternita fece un'istanza al Capitolo Metropolitano per eleggere l'Immacolata a Compatrona della Città ed organizzare ogni anno la Processione con la statua. Il parere favorevole della Sacra Congregazione dei riti arrivò l'11/7/1711.
Nella supplica la Confraternita ricordava la preservazione della città durante il terremoto "per qual cosa desiderandosi da tutta la città, et suo popolo devoto farsene qualche affettuosa demostratione in ossequio e rendimento di gratie ad Essa gran Madre di Dio Immacolata, s'è determinato farsene la gesta con esporre la veneranda statua dell'Immacolata Concettione nella sua Chiesa di San Francesco d'Assisi, et il giorno portarla processionalmente per la Città per restare consolata la gran devotione di tutto il suo popolo, e perchè si spera che tale solennità sarà maggiormente gradita dalla Vergine Immacolata s'è pensato farsi la processione generale a fine che s'augmenta maggiormente la devotione di questo popolo".
Le autorità cittadine si impegnarono ad offrire in perpetuo due torce di cera di tre libbre ciascuna da far ardere davanti alla statua l'8 dicembre di ogni anno; il popolo alla vigilia della festa cominciò a digiunare in segno di penitenza con pane ed acqua.
Negli anni seguenti la Vergine ha continuato ad offrire la sua materna protezione alla città di Taranto, in particolare durante un altro evento sismico che devastò il Salento nel febbraio del 1743.
In seguito a questi eventi i tarantini iniziarono a ringraziare la Madonna con un triduo votivo in Cattedrale che tuttora si svolge nel mese di febbraio.
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