Nulla di sicuro conosciamo sull'origine dell'antifona Regina Coeli. Una pittoresca leggenda medioevale, che per lungo tempo ha entusiasmato la fantasia popolare, tramanda che agli inizi del pontificato di Gregorio Magno (590-604) Roma era colpita da una furiosa epidemia (la peste inguinaria). Per scongiurare il flagello venne indetta una processione penitenziale che, partendo da sette punti diversi della città, doveva confluire nella basilica vaticana. Mentre la folla salmodiante attraversava il ponte Elio, dall'alto del mausoleo di Adriano si sarebbe udito un coro celeste che cantava:
«Regina Coeli, laetare
quia quem meruisti portare
resurrexit, sicut dixit».
Il pontefice avrebbe completato l'antifona aggiungendovi l'invocazione: «Ora pro nobis Deum».
E immediatamente sarebbe stato visto un angelo rimettere nel fodero una spada insanguinata, come segno che la peste sarebbe cessata. A motivo di tale visione il mausoleo è stato ribattezzato col nome di Castel sant'Angelo.
«Afflitta Roma nell’anno 593 da una grande pestilenza che mieteva molte vittime, s. Gregorio I, il quale allora governava la Chiesa universale, volle servirsi della mentovata sagra immagine di Maria per placare Dio. Adunato in questa basilica il clero ed il popolo romano nella mattina di Pasqua, con una processione di penitenza, portando egli stesso il quadro della Madonna, s’avviò per la basilica vaticana, ma giunta la processione innanzi la mole Adriana, che pel seguente avvenimento si chiamò poi Castel S. Angelo, il Pontefice vide sulla sommità di tal edifìzio un angelo che riponeva la spada nel fodero e da un coro d’angeli da tutti si sentì cantare Regina Cœli laetare alleluia, quia quem meruisti portare alleluia, resurrexit sìcut dixit alleluia. Sorpreso il Papa, non che il popolo, da tal prodigio, rispose ora pro nobis Deum, alleluia con grandissima divozione e subito si vide cessare la peste per tutta la città. Da quel tempo in poi la Chiesa adottò il rito di recitare quest’antifona nel tempo pasquale. Non si deve occultare esservi alcuno che asserisce ciò essere avvenuto portandosi in processione l’immagine di Maria Ss. che si venera nella chiesa di s. Maria d’Aracœli , ovvero allorché ambedue portaronsi processionalmente»
(Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da san Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, 1849, Vol. XII, pp. 114-115.)
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